Accade
infatti che, quando una droga sollecita il cervello una prima volta, da essa possa scaturirne
un'infatuazione che si esaurisce dopo le prime prove. Ma quando le
prove continuano a produrre grandi entusiasmi, allora si verifica una sorta di
reazione geometrica, di esplosione atomica, e il cervello stabilisce che quella
benedetta “cosa” è importante e lo sarà per sempre. Gli stupefacenti fanno
questo lavoro, non istantaneamente appunto, ma dopo un periodo anche breve di
“innamoramento”.
Così
il metal è diventato, in pochissimi anni, addicted to Venom. Così come gli
stupefacenti non sono poi quelli che danno un senso alla vita, anzi rischiano
di distruggerla o lo fanno, il metal non esiste in funzione di ciò che i Venom
fanno. E questo era chiaro già dopo pochi anni che erano comparsi sulla scena.
Anzi, il
metal è andato avanti quasi al contrario, ispirato da ciò che i Venom non hanno
poi fatto. Ma è appunto questo che accade con gli stupefacenti: non funzionano
più e tu rimani però teso spasmodicamente a invocarli perché ti diano quel
piacere che all'inizio era stato così “illuminante”. Rimani teso a desiderare
che la storia d'amore con gli stupefacenti riprenda e mantenga quello che
aveva promesso.
I Venom sono stati e rimasti il sogno incompiuto del metal, il
gruppo metal assoluto che però si è arenato ed infine sciolto (le successive fasi non le prendiamo nemmeno in considerazione, o perché assolutamente “altro”, o perché di peso
non rilevante rispetto ai Venom storici).
I Venom, pur esibendosi in show pirotecnici e dal suono insostenibile già dal febbraio '80, intervengono nel panorama metal nel 1981 con "Welcome to Hell", quando non ci sono ancora gruppi thrash e le cose "più thrash" sono sostanzialmente gruppi punk-hardcore che si sono in parte metallizzati. Rimanendo nell'ambito del metal, c'erano nomi storici, ma niente di più. Il genere non c'era - cosa che si vede anche dalla confluenza nell'etichetta “metal”, nei primi anni ottanta, di nomi quali Motorhead, Scorpions, Black Sabbath, Deep Purple e Judas Priest, connessi certamente al metal, ma a volte solo in modo tangenziale (come accadeva spesso per le realtà più note dell'hard rock settantiano).
C’era
stato il punk come apice di brutalità e dissoluzione della forma, e questo aveva dato
un input al metal. Il punk però era, ed è, un genere ideologico: si serve
di una musica, ma non la afferma. E' un vestito preso alla Caritas, la tazzina
sbeccata che usi per bere il caffè del mattino, il cesso pubblico di cui ti
devi servire: elementi minimi da non curare e anzi bistrattare perché
l'urgenza di comunicare è diretta, immediata e deve quindi anche essere
sgraziata, per essere credibile.
I
Venom non erano però un gruppo punk e basta. Neanche saranno alla fine fondamentalmente
rock, ma nel rock nascono e quindi si atteggiano come eversori del rock, tanto
è vero che il celebre motto di "Black Metal" è "Offri la tua anima agli dei del
Rock and Roll", una frase che sarebbe potuta anche uscire dalla bocca di un
Lemmy, ma che in tal caso avrebbe avuto un taglio ironico. O avrebbe potuto dirla anche un Rob
Halford, ma su una base più ammaliante e sospesa, che non su un ritmo sparato.
La componente malefica è presa dal gotico e sparata verso gli anni 80, “in
soggettiva”, con un’estetica “di strada”, metropolitana.
I Venom quindi presero il rock, gli misero un motore punk e fecero quel che si chiama una fuga in avanti verso la sua disintegrazione. Poi però, piano piano, si capì cosa volevano fare: dopo ogni bozza alla carrozzeria, la potenziarono fino a creare un cingolato, squadrato e pesante, pachidermico e sferragliante, cioè un metal che anticipava componenti future. Non dico che ne fossero consapevoli, o che avessero un programma, ma l’effetto che fecero su se stessi e sul metal dell’epoca fu questo: far scoppiare la bolla rock che ancora teneva insieme realtà diverse in nome di una radice comune fasulla. Sembravano una rivolta incontrollata, ma erano invece un golpe reazionario che, unito alle manovre meno golpistiche e più misurate degli Iron Maiden, costruì finalmente “la casa del metal”.
I Venom lanciano anche un’immagine ispirata al Satanismo acido, ma non per vera vocazione, e solo in parte i testi sono ispirati al satanismo in quanto religione. Via le linee melodiche che legavano il rock al blues, via la solarità del soul, via anche la rabbia del punk, sostituita da un piglio malefico compiaciuto in cui, a differenza che nel punk, la vita non corrisponde all'immagine, e non c’è alcun interesse che lo faccia.
Tornando alla storia, i Venom fecero centro con i primi due album, soprattutto con "Black Metal" (1982). Ma se volessimo indicare una canzone che più li rappresenta, sceglieremmo altro. L'altra mattina, uscendo dal bar, incrocio il mio amico metallaro più anziano appoggiato al muro e gli faccio “è morto Cronos!”. Lui sgrana gli occhi, balza indietro con la memoria di quarant'anni anni e mi fa “Noooo! Cronos…", dunque mima il gesto di imbracciare la chitarra e intona un riff…poi le parole, a memoria, sono quelle di "At War with Satan", o meglio i primi versi del brano. Ma quale "At War with Satan"?…perché ce ne sono due: c’è quella che apre il disco omonimo e poi c'è il moncone iniziale che chiude, in dissolvenza, “Black Metal”. Questo dette un fascino particolare a "Black Metal": un disco che va oltre se stesso, ha in sé anche un’anticipazione del suo futuro. Ma non ci fu poi un futuro sulla stessa linea.
Il
metal però ci lavorò da lì in poi, tirando fuori la storia che conosciamo e che
si fonda sui Venom senza che essi siano stati longevi e abbiano guidato le
sorti del metal per anni e anni. Il metal rimane tuttora folgorato dalla
sollecitazione dei primi Venom, e rimane a sognare cosa sarebbe stato e non è stato.
Come sarebbero stati i Venom se avessero preso la strada di brani quali "Seven Gates of Hell" e "Nightmare", anziché rimanere fermi per poi scomparire presto? Il
metal è dipendente dai Venom, specie da quei brani che sono esisti solo a
brandelli, a tratti e come promessa.
E Conrad "Cronos" Lant è stato il personaggio che ha incarnato quella folgorazione, colui che quel sogno, nero, lo ha interpretato con un carisma riversato sul palco fino alla sua morte...
A cura del Dottore (introduzione di mementomori)
