"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

23 gen 2019

DEPRESSIVE BLACK METAL E YOGA: VERSO UNA NUOVA FRONTIERA DELLA MEDITAZIONE


Che il black metal sia Trascendenza, nella velocità come nella lentezza, è cosa nota. Il black metal ti porta in luoghi altri, si è detto anche questo. Forse quello che ancora non si dice in giro è che il black metal è il sottofondo ideale per praticare yoga

L'altro giorno ho avuto una sensazione. L'ho provata ascoltando “The Constellatory Practise”, ultimo album rilasciato dal duo olandese Urfaust. Quella sensazione non aveva niente a che fare con l’elevazione a stati superiori dell’Essere (quelli al massimo si possono raggiungere con i Sunn O)))), né con il raggiungimento della sfera più intima del proprio Io (cosa che in verità riguarda un po’ tutto il black metal in generale). 

Partiamo dal presupposto che, sul fronte del depressive black metal, vi sono realtà che meglio si prestano a pratiche meditative, vuoi per le lunghe assenze che la sponda drone-ambient offre, vuoi per il carattere ipnotico e ricorsivo che le trame sonore assumono in questo sotto-genere. Lo stesso Burzum, a cui molti da queste parti si ispirano, è l’ideale per lasciarsi la realtà quotidiana alle spalle, estraniarsi e scivolare Altrove

Gli Urfaust, invece, possono quasi essere definiti progressivi, non ovviamente nell’accezione classica del termine. "The Constellatory Practise" si divide in sei movimenti di lunghezza variabile (da un minimo di quattro minuti ad un massimo di tredici) e può essere descritto come la classica degradante processione di suoni che sì, rappresenta un unico viaggio, ma che sa anche offrire molte varianti: una tavolozza di colori oscuri che vanno dall’ambient, al folk medievale, al gothic, al funeral doom ed ovviamente al black metal nella sua ottica - oserei quasi affermare - post.

Questo grazie a pattern percussivi che, senza rinunciare all'immancabile ossessività, sanno conferire accenti sempre diversi a lunghe composizioni che a tratti si tingono addirittura di psichedelia. Quindi bravo VRDRBR Horrifc Doom (così si fa chiamare il batterista), ma bravo anche IX Delirious Madness, che si fa carico del resto della strumentazione. Abile nel destreggiarsi fra rancido black metal e malinconico doom, il Nostro non rinuncia all'apporto di lisergiche tastiere e si rende fautore di un canto che si fa adesso nenia ossessiva, ora gorgoglio baritonale, ora screaming confuso e disarticolato. 

Attenzione però: tutto scorre. L’ascolto infatti non è ostico come potrebbe sembrare e si presta molto bene alla pratica dello yoga, e certo titoli come "Behind the Veil of the Trance Sleep", "A Course in Cosmic Meditation" ed "Eradication Through Hypnotic Suggestion" sono eloquenti in tal senso.

Eccoci dunque alla sensazione: tu, inchinato su un tappetino, che tendi i muscoli innanzi al Niente,  calato in un ambiente asettico. Il calore del parquet sotto, intorno spoglie pareti con arredamento ridotto all’osso, moderno, minimal, ed un’enorme finestra davanti che dà sulle luci della metropoli. 

No, non abito in un attico all'ultimo piano di un grattacielo di Manhattan, ma nel mio piccolo non mi spiace il mio nuovo appartamento londinese, spoglio perché mi ripugna lo stile classico/barocco delle case medie italiane, ma anche per necessità, visto che non si naviga nella ricchezza: pochi oggetti ma significativi, verdi piante a spezzare con grazia avveniristica il bianco di pareti e mobilio, ruvide distorsioni e linee melodiche decadenti a soppiantare quella maledetta musica di merda da meditazione che generalmente ascolta chi pratica yoga. Ti senti di essere una razza di uomo che prima non c'era. 

Piedi nudi, sguardo concentrato sul vuoto innanzi a te, l'attenzione rivolta al ritmo del proprio respiro e con del black metal di sottofondo senti che stai andando oltre, che ti stai portando su una frontiera più avanzata di consapevolezza, equilibrio e giustizia interiore, in un luogo dove disciplina e rottura dei dogmi, pace e cacofonia convivono e sono tutt'uno con il fruscio delle chitarre, con l’arpeggio ipnotico che ti avvolge, con la lieve accelerazione che ti spinge ancora più dentro ai tuoi pensieri

Che poi non sono pensieri, ma sensazioni di vanagloria che ti fanno sentire come quei miliardari geni della finanza che, davanti al loro laptop marchiato Apple, si fanno venire l'ispirazione sull'imminente prossima mossa da fare in borsa ascoltando i Sadistik Exekution in cuffia e picchiando con violenza le bacchette contro le ginocchia, mimando con precisione chirurgica i tecnicismi di un batterista death metal. 

E pur nella pienezza della Trascendenza 

e  di cultore del nobile Verbo del black metal 

sei vuoto. Piacevolmente vuoto.