Non sono forse il più
titolato per parlarvi dei Rotting Christ, band che ho iniziato ad
apprezzare solamente in anni recenti. E dire che li ho visti pure dal vivo sullo
scadere degli anni novanta (1997, mi pare, al Cage di Livorno,
insieme a Old Man’s Child e Sacramentum) e ho anche posseduto un
loro album, “A Dead Poem” (chissà che fine ha fatto…). Certo, un lavoro
minore come “A Dead Poem” non è stato un bell’incentivo per approfondire la
discografia dei greci (anche se “Among Two Storms”, con tanto di controcanto
di Fernando Ribeiro dei Moonspell nel ritornello, era tanta
roba), e così per un bel po’ di tempo sono stato in grado di “sopravvivere”
anche senza i Rotting Christ.
Fin quando, due anni fa
circa, mi ritrovai ad un banchetto dell’usato e comprai a cinque euro “Aealo”,
una release recente di cui avevo letto assai bene. Premere il tasto play
e ritrovarmi innanzi ad un thrash plasticone e galoppante, con voce
black sfiatata e coretti di donnine greche tipo “Pippero”, non è stata
una bella sensazione ed all’istante mi sono come per magia ricordato il motivo
per cui, per così tanti anni, sono stato in grado di vivere senza i Rotting
Christ. Non mi rendevo ancora conto che sarebbe presto sbocciato un amore.