Al terzo posto della nostra classifica sui Concept Metal Albums c'è il miglior disco progressive metal di tutti i tempi: "Metropolis pt.2: Scenes from a memory" che cambiò il mio occhio sul mondo prog e già nel 1999 a venti anni capii che non sarei stato più lo stesso...
"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa
19 set 2015
18 set 2015
L.A. GUNS: L'ALTRA META' DELLO SLEAZE METAL
I 10 MIGLIORI ALBUM GLAM METAL
CAPITOLO 9: “L.A. GUNS” (04/01/1988)
Nel suo splendido post sui Jesu,
il nostro Mementomori aveva correttamente scritto che quando con un disco
totalmente innovativo viene inventato uno stile musicale, esso diventa “genere”
solo quando la sua formula diviene replicabile.
Se partiamo da quest’assunto,
allora possiamo valutare davvero “Appetite For Destruction” dei Guns n’ Roses
il primo disco Sleaze Metal della
Storia.
Sleaze Metal che, per le caratteristiche intrinseche che abbiamo già
evidenziato nel nostro precedente post, può essere legittimamente considerato
un sotto-genere del Glam Metal.
17 set 2015
WOLVES IN THE THRONE ROOM: VERSO L'IGNOTO SPAZIO PROFONDO...
I
MIGLIORI DIECI ALBUM NON-METAL FATTI DA BAND/ARTISTI METAL
7° CLASSIFICATO: “CELESTITE”
Dall’elettronica
danzereccia di Mortiis a quella meditativa dei blackster Wolves in the Throne Room: continua così la nostra analisi volta a sondare quella strana
dimensione-non-metal originata e sviluppatasi in seno al metal
stesso.
L’ambient
non è una novità in Casa Metal: già negli album di Burzum si trovavano
esperimenti orientati in tal senso. Brani come “Tomhet” (da “Hvis
Lyset Tar Oss”, 1994, tanto per fare un esempio) si presentavano come
lunghe meditazioni a base di soli sintetizzatori, in cui il buon Conte, con poche-ma-azzeccate
note, era in grado di dipingere suggestivi paesaggi invernali (e dell’anima) dominati
da una natura incontaminata e pervasi da atavici umori. Senza questi
esperimenti (o quelli compiuti nel medesimo periodo dallo stesso Mortiis,
in chiave medievaleggiante, o dagli Abruptum, in ottica noise),
forse questa dimensione non sarebbe stata coltivata dal metal estremo. Per
quanto coraggiosi, sono stati però tentativi goffi, penalizzati dalla scarsa
preparazione tecnica di musicisti nuovi alla causa ambientale e peraltro privi
di una consona sensibilità nell’approcciarsi alla materia. Della serie: per
fare ambient, cari amici metallari, non basta disporre di una tastierino
e ripetere le solite tre note per venti minuti.
15 set 2015
LE DIECI PIU' ATROCI CANZONI D'AMORE NEL METAL - PRIMA POSIZIONE - AMORE COME PRESAGIO DI MORTE NELLA POESIA DEI LUTTINEN
I fratelli Luttinen non sono persone rassicuranti, almeno per la scena. Specialmente se li incontrate sulla riva di un lago, il che in Finlandia è molto probabile...
Il terzo album degli
Impaled Nazarene, "Suomi Finland Perkele", è quello che segna il passaggio ad un registro punkeggiante
rispetto alla struttura thrash, più solida e ordinata, che aveva caratterizzato l'originale black metal dei finlandesi nei
precedenti lavori. La vena demenziale si accentua e ne escono alcune
chicche come questo brano d'amore, "Blood is Thicker than Water", unica incursione nel sentimento di
un gruppo che di lì a poco scriverà esclusivamente di cazzi di
gomma e peni a motore... e già, nel corso del disco, delirano di vagine
d'acciaio...
13 set 2015
I SENSI DI COLPA DI MIKAEL AKERFELDT NEGLI INCIPIT DEGLI ALBUM DEGLI OPETH (parte seconda)
Nessuno
lo può più frenare, nessuno gli può più impedire di far cazzate. La formazione
si è ridotta ad una compagine di mesti esecutori del suo volere, assoldati per
dire “si”, oppure “grande Akerfeldt, sei il migliore, un’idea così non ce l’ha
avuta nemmeno Petrucci..ehm..Robert Fripp!”. L’unica voce rimasta degna di
essere ascoltata è quella di Steven Wilson. Ma Wilson ed Akerfeldt
insieme è come dire “Scemo + Scemo”: se Akerfeldt è un coglione, Wilson
è un coglione al quadrato. Impossibile pretendere che Wilson suggerisca
sobrietà e cautela ad Akerfeldt. Sarebbe come avere un problema con l’alcool e chiedere
a Lemmy di darti una mano a superarlo (sì, magari bevendoci sopra…).
Dopo
la carrellata degli incipit degli album degli Opeth, quando gli svedesi erano
una band fatta di bravi ragazzi, onesti e con quella giusta dose di pepe al
culo per poter dare ogni volta il meglio di sé (vedi la prima parte), giungiamo
finalmente a dove volevamo arrivare, ossia il punto esatto in cui casca l’asino.
12 set 2015
I SENSI DI COLPA DI MIKAEL AKERFELDT NEGLI INCIPIT DEGLI ALBUM DEGLI OPETH (parte prima)
L’incipit
di un album (o di un film, o di un romanzo, o di qualsiasi altro “prodotto”
artistico) è un momento molto delicato. Per via del suo ego sensibile, o per la
sua spocchia, o per le sue insicurezze, l’artista pone un’estrema attenzione a
questi primi istanti durante i quali entra in rapporto con il suo pubblico.
Come verrà giudicata la sua opera? Quei primi maledetti istanti sono in genere
un momento ad alto tasso di tensione, in cui egli si sente valutato: i primi
sguardi, i primi commenti son quelli che più di ogni altra cosa gli interessa,
perché egli cerca subito il consenso, le conferme, l’approvazione, non ce la fa
ad aspettare, vuole immediatamente scorgere sorrisi ed occhi sognanti, o
pollici alzati al cielo: il meritato premio per il sudato lavoro.
11 set 2015
GUNS N' ROSES: BALLANDO NEL LURIDUME CON MR. BROWNSTONE
I 10 MIGLIORI ALBUM GLAM METAL
CAPITOLO 8: “APPETITE FOR DESTRUCTION” (21/07/1987)
In principio fu una T-shirt con
un immagine magnetica.
Poi venne la divina visione di una
bianca giarrettiera calzata da meravigliose gambe, lunghe più o meno un chilometro.
Infine ci furono le aspre liti e
gli accesi dibattiti tra compagni di classe.
Questi sono stati i tre passaggi
che mi portarono a conoscere i Guns n’
Roses.
Era il 1991 ed arrivavo in prima superiore a digiuno di musica
heavy. I miei ascolti, in campo estero, si limitavano a Dire Straits, Pink Floyd
e Deep Purple (per carità, tanta qualità, ma di certo mooolto parziale!). Ma
soprattutto, da anni, ai Queen. Ero un queeniano sfegatato, innamorato di
ogni cosa riguardasse la leggendaria band inglese.
10 set 2015
MORTIIS: DAI “MAGHI NERI” ALLA PIOGGIA FETENTE
I
MIGLIORI DIECI ALBUM NON-METAL FATTI DA BAND/ARTISTI METAL
8° CLASSIFICATO: “THE SMELL OF RAIN”
Dall’appassionato
cantautorato di Steve Von Till, anima dei Neurosis, allo shoegaze sognante dei
francesi Alcest, passando dal fluido rock psichedelico messo in campo dagli
Opeth: fino a questo momento la nostra rassegna dei dieci migliori albumnon-metal fatti da band/artisti metal ci ha fatto conoscere ballate
acustiche, sonorità soft e melodie cangianti. Ma non-metal non
significa solo atmosfere crepuscolari e malinconiche, una voce pulita ed una
chitarra più o meno acustica. Ce lo spiega Havard Elefsen, in arte Mortiis:
con l’ex bassista degli Emperor entriamo in discoteca e scuotiamo un po’
il culo. Sì, proprio Mortiis, quel bislacco personaggio dal naso aquilino e le
orecchie a punta che sembra uscire da un incubo di Clive Barker (e già,
non proprio la quintessenza del truzzo danzante!). Con Mortiis, invero,
assistiamo ad una delle parabole artistiche più assurde che la Musica Tutta
abbia mai conosciuto.
Pensateci
bene: in quale altro universo, se non nel vulcanico mondo del metal, poteva
capitare una cosa del genere? Signore e signori, ecco a voi la storia di
Havard Elefsen, in arte Mortiis.
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