"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

24 dic 2016

A METAL CHRISTMAS CAROL...

E' la vigilia di Natale, ma per me è come se fosse un giorno qualsiasi. Con il trascorrere degli anni lo spirito del Natale mi ha progressivamente abbandonato: le luci, gli addobbi, le canzoncine di merda di Natale, questa "magia" non la sento più, forse anche perché mi sono inaridito, forse perché certe puttanate non fanno più tanta presa su di me. In particolare quest'anno, che il Natale lo passerò da solo, lontano da casa per motivi di lavoro.

Il metal è morto, non si inventa più niente di nuovo, i soliti gruppi che protraggono stancamente la loro esistenza, le solite idee che si riciclano all'infinito. Da mesi non compro CD, niente attira la mia attenzione, niente mi spinge all'acquisto.


Ho appena terminato la mia silente cena, pronto per andarmene a letto, quando sento bussare: chi potrà mai essere a quest'ora? Apro la porta e non posso credere ai miei occhi: sul pianerottolo c'è Lemmy!

"Che diavolo ci fai da solo in questa topaia la vigilia di Natale?", dice entrando senza chiedere il permesso. Poi si guarda intorno con un ghigno beffardo e mi chiede ancora con la sua inconfondibile voce roca: "Non ascolterai mica la musica con quella scatoletta?", indicando il mio PC portatile e spegnendo contestualmente la sigaretta, girandola con vigore, sulla tastiera del computer. Con la testa mi fa infine cenno di seguirlo.

L'attimo successivo mi ritrovo nei cieli notturni della città accovacciato sul sedile posteriore di una Harley Davidson, abbracciato al puzzolente giubbotto di pelle del defunto leader dei Motorhead. Le luci della città viste dall'alto sono qualcosa di spettacolare.

"E così saresti anche tu uno scettico del Natale?" mi urla dal davanti. "Scusa Lemmy”, faccio io rabbrividendo al gelo della notte, “ma dove stiamo andando?” Si gira, mi guarda per un istante, esplode in una fragorosa risata, e, assestandomi sulla mascella un destro scherzoso che io non trovo tanto scherzoso, mi grida: "Stasera sono il Fantasma dei Natali passati, ci facciamo solo un giretto, tieniti forte!".

Parcheggiamo davanti alla casa della mia infanzia, ci accostiamo alla finestra, dalla quale scorgiamo un bambino che, in piedi davanti ad uno stereo, fa finta di suonare la chitarra. "Natale 1989: eccoti qua che ascolti la cassetta di "The Miracle" dei Queen che ti regalò tuo zio. L'idiota che sta facendo finta di suonare la chitarra, nel caso non l’avessi capito, sei proprio tu che ascolti "I Want it All", esaltato da uno dei primi brani di rock duro, si fa per dire, da te uditi. Eri fottutamente vergine, caro mio, e per te era tutto una scoperta, tutto nuovo, tutto magico, anche quelle mammolette dei Queen ti sembravano chissà che cosa. Ma procediamo oltre..." e, sospinto da una improvvisa accelerata, il veicolo decolla nuovamente verso altre destinazioni. Il ricordo di quel regalo di Natale mi ha però messo di buon umore, rievocando epoche di purezza ed ingenuità nel mio modo di vedere e scoprire la musica.

Prossima fermata: la casa dove mi son trasferito successivamente con la famiglia. "Eccoci qualche Natale dopo", spiega Lemmy, "di passi in avanti ne hai fatti, anche se i tuoi gusti rimangono di merda. E' il ventiquattro notte e stai scartando un pacchetto con dentro "Blessed are the Sick" dei Morbid Angelpuah", e finisce la frase sputando per terra. A me invece torna in mente la magia del death metal: quella scatola nera che dal fuori non sembra contenere nulla, ma che quando gli occhi si abituano alla sua oscurità, in essa si riescono a scorgere dettagli mirabolanti, rivelandosi poi quella stessa scatola uno scrigno di tesori. Era un momento unico perché non avrei più scartato un altro "Blessed are the Sick" con la stessa innocenza.

"Ok, può bastare, andiamo a visitare un altro Natale..." e Lemmy mi trascina nuovamente con sé, questa volta in un Natale più recente. Eccomi che, già più maturo, mi riconosco più vicino a quello che sono oggi: sto scartando perplesso un pacchetto, ma ecco che gli occhi mi si illuminano alla vista del CD di "Lights Out" degli Antimatter. "Continuo a non capire come tu possa ascoltare quella merda", interviene Lemmy, "ma si capisce che eri felice...mi fai ridere, ti sentivi già arrivato, onnisciente, già possessore di tutto, ed ecco che tramite un regalo scopristi il fascino del superfluo!" È vero, quando ogni acquisto diventa meccanico, funzionale e rispettoso di gerarchie e ragionamenti sull'essenzialità di un'opera o di una band all'interno della propria collezione, solo un regalo può scombinare gli equilibri, imprimere inaspettata freschezza e gettare luce su un terreno così arido. Per esempio: io sono da sempre amante degli Anathema, ma avevo deciso di snobbare in quanto inutili gli Antimatter del fuoriuscito Duncan Patterson, la cui "penna" era stata determinante nella scrittura di lavori come "Eternity" e "Alternative 4"...perché questa mancanza di curiosità?

Sento una brezza gelida che mi attraversa il cuore, Lemmy mi guarda e mi fa: "Caro il mio professorino che sai e hai tutto, quanti dischi possiedi degli Ufo o dei Thin Lizzy?", e senza darmi il tempo di reagire a questo ulteriore stimolo, come se sapesse che non possiedo nulla di suddetti gruppi (cosa che adesso mi sembra più imperdonabile che mai!), mi porge una bottiglia di gin e mi suggerisce di bere per riscaldarmi. Il liquido scorre bruciando lungo le mie cavità interne e ha un effetto piacevolmente anestetico, chiamato a sedare i subbugli dell'anima che hanno provocato quei ricordi, come sospesi fra il sapore rassicurante della nostalgia e un'inquietudine reale che ancora non riesco a comprendere.

Chiudo gli occhi per fare chiarezza, ma appena il velo nero delle palpebre cala sulla mia coscienza, inizia a girarmi vorticosamente la testa, mi sale alla gola un fastidioso senso di nausea, ma quando riapro gli occhi, mi ritrovo sul mio letto vestito. Da solo. Che sia stato tutto solo un sogno?

Mi guardo in giro con circospezione, ma non ci sono indizi che tradiscano gli accadimenti di poco prima. Rimangono però le tracce dei pensieri che hanno fluttuato in quello strano sogno come pesci di acqua dolce negli oscuri fondali marini: il regalo come scoperta inaspettata, il regalo per riscoprire album e gruppi che per vari motivi non sono mai stati giudicati degni di attenzione, il regalo come accesso al superfluo. È vero, non comprerei mai e poi mai un album così lontano dalle mie corde come "Prometheus Symphonia Ignis Divinus" di Luca Turilli, ma se me lo trovassi sotto l'albero non gli permetterei con piacere di riempire il vuoto di quelle lunghe ed interminabili (quasi sospese dal tempo...) giornate delle festività natalizie? E del resto disdegnerei forse scartare uno a caso degli ultimi cinque album rispettivamente di Paradise Lost e Katatonia che nel mio rigore di collezionista ho deciso di non seguire più in quanto non degni della mia curiosità intellettuale? Solo un regalo di Natale e la circostanza natalizia nel suo complesso possono portare questa leggerezza che mi permetterebbe di accettare ascolti di tal risma.

Il fluire dei miei pensieri viene però bruscamente interrotto dallo schianto contro il muro della porta che si apre violentemente, come se qualcuno al di là l'avesse percossa con un energico calcio: mi affaccio e, cosa incredibile, mi ritrovo davanti a Jeff Hanneman, torvo in viso con un cappello da Babbo Natale in testa. "Cazzo guardi?", mi dice a denti stretti, "non sono Santa Claus, sono il Fantasma del Natale presente e mi hanno detto che ti devo portare in un posto". Intimorito lo seguo e senza controbattere indosso, un po' inquietato, il casco e gli occhiali che mi mette bruscamente in mano. Mi calo cautamente nell'abitacolo del velivolo tedesco della seconda guerra mondiale che è parcheggiato sul tetto e che Hanneman avvia con una certa disinvoltura.

Stiamo sorvolando una città che non è la mia e che presto riconosco come Genova...ci approssimiamo ad una strada, volando a bassa quota proprio sopra ad uno scooter che viaggia a tutta velocità, svirgolando fra le automobili incanalate nel traffico della sera. Rallenta, curva in un vicolo e si ferma davanti ad un negozio di dischi: sono quasi le otto e il negoziante sta chiudendo la saracinesca ed è visibilmente seccato alla vista di quel cliente dell'ultima ora che chiede di entrare per un acquisto veloce. Quel cliente è mio cugino e capisco che è alle prese con il regalo di Natale per il sottoscritto. Lotta ferocemente con il negoziante, ma alla fine riesce ad entrare. Hanneman dà una vigorosa spinta all'elica e il motore del velivolo riparte scoppiettando.

Ci dirigiamo in un'altra zona della città, siamo questa volta nel primo pomeriggio, forse la scena a cui stiamo per assistere si è svolta il giorno prima: vedo nuovamente mio cugino che esce soddisfatto da un altro negozio di CD con un pacchetto in mano, ma ecco che il suo sguardo si adombra dopo pochi passi. Sempre più perplesso si cala il casco sulla testa e rimonta sul suo scooter. Riparte a tutta velocità, ma poi di colpo frena e si getta in una pericolosissima inversione ad U, scende e di corsa torna nel negozio. Solo io posso capire cosa sta succedendo: mio cugino cerca di farmi il regalo di Natale, ma l'operazione è continuamente turbata dai mille ripensamenti. Non riesce a scegliere due o tre CD che insieme abbiano un senso, in quanto è alla ricerca dell'equilibrio perfetto: lavora di "lima", smussando gli angoli, ma qualche spigolo lo ferisce ed ogni volta, turbato da insanabili conflitti interiori, si vede costretto a cambiare CD per pervenire ad un equilibrio soddisfacente. Quante volte anch'io, nel portare avanti questa più che ventennale tradizione dello scambio di CD sotto l'albero, ho vissuto momenti del genere.

"E tu, quest'anno, che regalo hai fatto a tuo cugino?" La voce di Hanneman mi raggiunge come se provenisse da un altro mondo: in realtà non ho fatto nessun regalo quest'anno e il biondo chitarrista degli Slayer lo sa bene. Senza dire nulla montiamo nuovamente sull'aereo. Ho gli occhi umidi e nascondo nel silenzio il mio disagio, ma Hanneman sembra capire anche quello e, senza guardarmi, mi porge un fazzoletto con la sigla SS ricamata sopra.

Mi risveglio nel mio letto tutto sudato con ancora il rimbombo del motore dell'aereo nelle orecchie: sono agitato e corro a bere un bicchier d'acqua. In parte riesco a calmarmi, sento però che questa strana avventura prenatalizia non si è ancora completata...

Avverto nella stanza una strana presenza: mi giro di colpo e sulla porta, ancora aperta, si è materializzata una oscura figura incappucciata. La pelle mi si accappona, mentre quell'essere macabro si toglie lentamente il cappuccio. E' Dead, lo riconosco dal face-painting. E' giunta la mia ora!, lo sento!, la Morte è venuta a prendermi!, e quasi provo una sensazione di sollievo. Invece, con una voce che risuona nella mia testa come i rintocchi di una campana a morto, Dead mi dice: "Sono il Fantasma dei Natali futuri", dal suo sguardo sento che mi sta disprezzando, sta odiando la mia figura patetica in tuta e ciabatte, capelli corti ed occhiali. Non un impianto hi-fi, non uno scaffale con dischi e CD in camera mia, io che ero un appassionato collezionista, io che ho speso gran parte dei miei soldi in CD e il mio tempo migliore nel loro ascolto.

Mi sento giudicato, e per me guardare quelle occhiaie silenziose diviene come mirarsi allo specchio: come ho fatto a ridurmi così? Ad ascoltare musica di bassa qualità riprodotta in modo frammentato su YouTube? Lo seguo senza che lui mi dica nulla, procediamo lentamente lungo un sentiero costellato di lapidi e croci: siamo in un cimitero. Svoltiamo nella direzione dove si scorge un gruppo di persone, poche, un po' annoiate. Fra queste esce, accendendosi una Chesterfield, Fabio Lione, ma vedendo Dead fa un balzo indietro toccandosi le palle. “Maremma ladra”, strepita, “ci mancava pure Starop…”, poi però, capendo, si rilassa e prosegue per la via, dicendoci, “scusate gente, vi avevo scambiato per uno che conosco io…o, a proposito, belli, levateti di ‘ulo fin che siete in tempo, qua è un mortorio, e non c’è manco una fia” e se ne scompare nella nebbia in direzione contraria.

Non seguendo il suo consiglio, mi avvicino incuriosito e vedo una bara, e sulla lapide vicino al cumulo di terra scorgo inciso il mio nome. Intorno regna il silenzio. Il silenzio è morte.

Non sono angosciato dall'idea di morire: mi dà maggiore ansia l'idea di morire in silenzio. Al mio funerale non dovrebbe essere suonata a tutto volume "I Don't Live Today" di Jimi Hendrix? Con il ritornello che faceva "I don't! Live today! Maybe tomorrow..."? "O almeno "Funeral Fog"?" sussurra Dead riprendendo il filo dei miei pensieri, spaventandomi fra l'altro, visto che mi ero dimenticato del folle cantante dei Mayhem.

Il quadro che mi si para davanti è troppo angosciante, non riesco a sostenerne le implicazioni concettuali ed emotive, mi sento sento soffocare, opprimere dalle anguste pareti della tomba, con pugni e calci mi inizio ad opporre alla loro incombenza. Sento le palate di terra che vengono gettate spietatamente sul coperchio della bara, spalanco la bocca e grido, grido e grido fin quando mi sveglio sconvolto sul mio letto. Ancora una volta.  

Non mi importa se è stato tutto un sogno oppure no, sento solo che non voglio morire da solo, nel silenzio. Mi alzo, esco di casa di corsa, in ciabatte, cantando a squarciagola "Port Royal", "Jawbreaker", "Princess of the Down", "Holy Diver", "Scavenger of Human Sorrow", urlando che IL METAL NON MORIRA’ MAI!

BUON NATALE, BUON NATALE A TUTTI!!!

Ancora con il fiatone, torno a casa, rigenerato nell'anima da questa folle corsa, consapevole che esiste ancora tanta buona musica, vecchia e nuova, che le mie orecchie devono ancora ascoltare. Mi siedo esausto al tavolo e mi chiedo ancora il senso di questo strano sogno. Mi guardo intorno stentando a riconoscere quello che fino ad un momento prima era stato il teatro della mia aridità spirituale e musicale.

Getto sguardi trasognati agli oggetti che mi circondano, quando l'occhio mi cade su un dettaglio che attira la mia attenzione, sul pavimento, nell'angolo della stanza: una bottiglia di gin...