"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

04 dic 2016

IDOLI E METEORE DEGLI ANNI '80 - KANE ROBERTS - UNA CREATURA OTTENUTA CON PARTI DI ROCKY, RAMBO E BAGLIONI



Nella scena di apertura del film "Uomini-Uomini-Uomini" (1995), un gruppo di quattro Amici miei omosessuali si fingono della buoncostume per scroccare un rapporto ad un ballerino culturista di un locale gay. Il tipo somigliava nella mia memoria a Kane Roberts….

Questo tipo appariva come un culturista di quelli con la canotta scollata sui pettorali, bisunto, con chioma ricciolosa e vaporosa (che era legale solo negli anni ’80), che dominava le folle dai palchi di Alice Cooper. In verità non sfigurava insieme agli altri elementi della scenografia del teatro del grottesco, ma soprattutto, agli occhi di un ingenuo adolescente metallaro, dava un’illusione di potenza del Metal Americano. Perché tu pensavi che se uno si concia così e poi monta sul palco con centinaia di fans adoranti, come Trump, deve davvero essere una potenza.
Negli USA degli anni ’80 si poteva far successo come soprammobile di Alice Cooper, laddove a Pisa ti passerebbero in motorino accanto gridandoti “o dove vai con quella topa ‘n testa!”, e a Livorno dalle finestre t’avrebbero demolito al grido di “boia dé, o dove va quello scappato dar circo?”.

Kane Roberts a volte, data la somiglianza e la contemporanea esplosione del personaggio di Rambo e cloni vari, suonava con una chitarra foggiata e dipinta a forma di mitra. Che note sparava? Un chitarrismo da metal rock, con uso di wha wha fuori misura. Sembrava molto convinto di quel che faceva, cioè metal di grana grossa, di cui appunto bisogna essere convinti altrimenti sgamano che è una stronzata. In tutto questo l’ironia di un Alice Cooper che mostrava budella insanguinate sul gioco di parole “il mondo ha bisogno di gente col fegato” non passava neanche per sbaglio. E la metafora sociale di "Teenage Frankenstein" che descriveva l’alienazione degli adolescenti di allora, allettati da formule per il successo ma ossessionati dall’esclusione dal gruppo,….. niente, sotto lo schiacciasassi di Kane perdeva ogni potere comunicativo.

Alice Cooper per gli anni 80 non aveva il fisico, era magro, sornione, malconcio; mentre Kane sì, abbondantemente: belloccio, gonfio, tronfio, e superficiale come un velo di polvere. Come tanti altri artisti di quell’epoca, caramellava la sua produzione artistica al punto da neutralizzarne anche i messaggi e i lati intriganti, per far risaltare la glassa.

Alice Cooper fece poi una scelta commerciale giusta, affidandosi a Desmond Child. Brani commerciali sì, ma costruiti come Dio comanda, anzi su imitazione di successi street rock già impressi e freschi nella memoria delle persone. Allora c’erano Bon Jovi, Skid Row, Guns and Roses…Alice Cooper si ridusse ad una variante un po’ più morbosa, sacrificando la sua vena più particolare, quella del grottesco. Per Kane non ci fu più posto, era troppo e troppo poco. Troppo come personaggio, troppo poco come contributo artistico (che c’era, perché Kane contribuiva, ma il livello della produzione di Alice nel cuore degli ’80 non toccò vette particolari, neanche vette non particolari).

Ma il buon Kane-Rambo colse la palla al balzo e cercò anche lui la sua via nell’hard rock melodico, e arruolò anche lui Desmond Child. Svitò il tappo delle camere d’aria e si sgonfiò al punto giusto per diventare indistinguibile dalla schiera dei capelloni vaporosi “ribelli dal cuore vero” che snocciolavano sulle folle femminili titoli di ballate quali: “C’è ancora qualcuno che si innamora davvero?”. Perché il canovaccio di un disco di hard rock melodico era un inizio con un brano sostenuto, inneggiante a guappismo notturno ("Wild Nights", oppure "Rock Doll"), poi il pezzo trasgressivo ("Triple X", "You always want it"), e poi la madre di tutte le assurdità liriche, cioè le canzoni del tipo “io lo so cosa provate voi donne nel profondo”: nella fattispecie titoli come “Women on the edge of love”. 

A questo punto spezziamo una lancia a favore di Kane. La seconda versione era ancor più grottesca della prima, ma non era colpa sua, né farina del suo sacco. Il vero Kane è quello con la chitarra a forma di mitra, schietto, eccessivo, fumettoso. L’altra sua incarnazione di rocker melodico era sì terrificante, ma era una follia condivisa. Ad esempio il messaggio al pubblico femminile era dispersivo e ammiccante, con il risultato di essere seduttivo per le donne e di dare invece agli uomini un modello in cui identificarsi, fino all’allucinazione competitiva.

In altre parole: i tronisti del giorno d’oggi. 

D’altra parte la donna cosa vuole in uomo? Che sia semplice ma anche cerebrale, duro ma anche dolce, che sappia farsi desiderare ma soddisfi anche i tuoi desideri, che venga al dunque quando è il caso ma sappia anche aspettare e comprendere i tempi di una donna…insomma…una mostruosità con più teste di un’idra

Poi ognuno aveva il suo stile magari, per cui c’era chi risultava più goffo e chi più leccato. Kane ha un sex appeal non da buttare, però il savoir-fare è quello di Rocky Balboa quando invita la ragazza della porta accanto a vedere il suo lurido appartamento e appena dentro (siamo in pieno Autunno) si toglie giaccone e maglia e rimane in canotta.

Kane rimase lo Stallone degli esordi, in ogni senso, solo che passò da Rambo a Rocky. Kane prese quota indecentemente con gli anni ’80 in versione Rambo e poi aprì il paracadute elegantemente in versione Rocky. Quando toccò terra, non c’era nessuno ad attenderlo.
Rimane nel mito comunque, lo struggente resoconto di quando fece perdere la verginità alla sua ragazza:

“Ebbe una parte nella mia educazione sessuale (un ricordo di rara sensibilità) , mi portò giù sul greto del fiume, una vista perfetta, non la scorderò mai, quella notte d’Estate…ancora mi vengono i brividi / A volte è facile dimenticare il dolore, ma ricordo ancora quando lei venne (altro tocco di classe); Piangeva…lacrime di fuoco, lacrime di fuoco come una pioggia acida (…), quando l’amore non potrà più essere lo stesso (perché Kane lasciava il segno...). Un’altra sola notte, era tutto quello che potevo offrirle, e il sogno fu per sempre rovinato. Aprì le sue ali per un’altra notte insieme, il calore del mio corpo era quello che sapeva le avrei dato. Non mi guardo mai indietro ma non mi esce dalla testa, la sento chiamarmi e raggiungermi attraverso il tempo….” 

Questa è niente altro che “Questo piccolo grande amore”. Lui la tromba, tanto a dire ti amo ci vuole poco, poi però se ne sarebbe anche innamorato, ma poi come si fa, uno deve fare punteggio, e quindi spazio alle altre…però certo, quell’amore sincero e incondizionato non l’ho più trovato etc.
In mezzo a questo brandelli d’immagini forti dal gusto Alice Cooper, con un tocco di morbosità, con le piogge acide dell’orgasmo come tamarrata finale che ci rincuora sul fatto che il vero Kane, quello della chitarra-mitra e dei muscoli pompati, non è mai morto veramente.

A cura del Dottore