"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

31 ott 2018

HALLOWEEN'S FIGHT: METALLARI CONTRO DARKETTONI


Bifolchi, ignoranti, rozzi, brutti e con i brufoli. Quante ce ne hanno dette? Molti sono gli stereotipi che aleggiano attorno alla figura del metallaro e molti di essi sono, ahimè, pure veri. Io stesso, che il metal lo ascolto da una vita, ho dovuto affrontare un grande senso di delusione nel momento in cui ho deciso di uscire dalle anguste quattro mura della mia cameretta per condividere con altri la mia passione. Finché si legge di musica sulla carta stampata (ieri) o sul web (oggi) son tutti bravi, acuti, brillanti, capaci di analisi raffinate. Ma quando ci si incontra di persona e magari non si parla di musica questa magia svanisce. E se capita di incontrarci in provincia, sembra di trovarsi nel set di un film di Pier Paolo Pasolini. E, Santo Dio del Metallo, siam quasi tutti uomini!

Però il resto del mondo, a guardar bene, non è poi tanto meglio. Forse sto diventando misantropo, forse sto semplicemente invecchiando, di sicuro non sopporto più chi cerca e trova identità in ambienti omologanti che prevedono l'adesione ad una linea di pensiero ben precisa ed esigono addirittura un dress-code. Da qui l'idea di passare in rassegna svariate tipologie di gruppi di persone che hanno uno stile di vita strettamente intrecciato con la musica che ascoltano. Visto che siamo a Halloween, partiamo dai nostri cugini dark... 

Premettiamo che dietro ad ogni affermazione che faremo risiede una forte semplificazione ed una voluta incuranza delle sfumature e delle eccezioni virtuose (che si trovano in ogni ambiente). Detto questo, c'è anzitutto da evidenziare una generalizzata incompetenza musicale. Laddove nel metal chiunque ha una solida visione globale, vantando spesso conoscenze specialistiche molto approfondite, nel mondo dark la musica sembra ricoprire un ruolo secondario (non un male in sé, anche se dobbiamo ricordare che stiamo analizzando gruppi di persone in relazione alla loro passione per la musica). 

Salvo i fan dei Cure, che vedono la loro band preferita alla stregua di una religione (e in Robert Smith l'indiscusso profeta), gli altri hanno spesso nozioni generiche su band ed artisti, persino su quelli prediletti. La conoscenza di un'intera discografia, per esempio, è praticamente assente. Anche le correlazioni di causa ed effetto ("chi influenza chi", per intenderci) spesso non sono chiare, anzi, tutte queste speculazioni extra-musicali non offrono grande interesse per il cultore del dark, che naviga in un mondo naïf fatto di brani, più che di album, e di icone, più che di artisti. 

Manca, in generale, un approccio analitico alla materia: è evidente che la musica è solo un elemento che si integra con altri e non necessariamente il più importante (lo dimostra la presenza assai scarsa di webzine dedicate al settore). Parlare di "stile di vita" è però fuori luogo perché il dark, come lo conosciamo, spesso non esiste al di fuori del "club", della "serata", a dimostrazione di come il suo essere sia costruito e non applicabile alla realtà di tutti i giorni (cosa invece possibile per i metallari e, in modo maggiore, pei seguaci dell'hip-hop, tanto per fare due esempi). 

Urge a questo punto fare una specificazione: vi è infatti da tracciare una differenza fra i "dark duri e puri", i "dark del sabato sera" e la schiera dei "timidi ed insicuri" che trovano un riparo sotto l'ombrello del dark, accogliendo di quel mondo solo gli aspetti più tenui e rifuggendone i risvolti più nichilisti. 

I "dark duri e puri" sono ovviamente quelli per noi degni di maggior rispetto. Ormai anagraficamente collocati fra i quasi-quaranta e i quasi-cinquant'anni, sono coloro che si sono formati nell'epoca d'oro del dark: gli anni ottanta o al massimo i primi scampoli dei novanta. Li riconosci anche la mattina in autobus, anche se sono in "borghese", traditi dagli abiti scuri, da una spilletta evocante immagini di morte, da qualche anello in più, dal ciuffo ribelle. 

Voglio bene a questi signori e signore (postini, maestre, commessi di negozi ecc.), personaggi un po' anacronistici, forse, ma evocatori di un passato in cui le rivoluzioni musicali esistevano ancora e determinavano i costumi della gente (e non a caso essi rimangono ancora legati a quelle sonorità punk e post-punk che dai Joy Division in poi dettero il la al movimento, poi successivamente diramatosi in molte direzioni). 

Includo nella categoria anche i seguaci del neo-folk e delle prime sonorità industriali, che fra uniformi camouflage e tagli di capelli in stile Wehrmacht, si fanno portavoce anch'essi di un'epoca dove creatività ed immagine, arte e provocazione, andavano ancora a braccetto. Peccato che siano più o meno tutti incamminati lungo la via dell'estinzione. 

Fra i "dark full-time" bisognerebbe infine citare anche coloro che spingono il piede sull'acceleratore del Macabro, esprimendo in mondo esasperato un culto della Morte che, fra disagio reale ed auto-compiacenza estetica, possono raggiungere connotazioni assai estreme. Qui l'immagine ricopre un ruolo ancora più preponderante, e non mi riferisco alle ragazzette che si agghindano con camicette finto-insanguinate e collane che hanno come ciondoli lamette per tagliarsi le vene. Ho in mente coloro che si depilano le sopracciglia, si rasano il cranio lasciando lunghi ciuffi pronti per essere tinti, coloro che si tatuano in posti insoliti e tempestano il proprio corpo di pearcing e catenelle; chi persino utilizza ferite e tagli di lama come ornamento: coloro che, in altre parole, modificano il proprio aspetto fisico fino a rasentare l'autolesionismo ed assumere sembianze aliene. Per loro però la musica è solo una colonna sonora coerente con tutti gli altri interessi: poco importa che si tratti di dark-wave, EBM, industrial, dark ambient, gothic-metal o black metal, in quanto essa deve suscitare necessariamente sensazioni negative, finendo per ricoprire un ruolo di contorno fra le tante altre componenti macabre che costellano un desiderio di Morte che viene posizionato al centro dell'esistenza stessa. Inutile aggiungere che sono il più delle volte presenze inquietanti. Data la complessa "architettura dell'immagine", essi non possono mai svestire il loro "abito dark", come invece fanno i "vampirelli del sabato sera"... 

Eccoci alla seconda categoria, quella che invece rispettiamo di meno. Costoro popolano i club alternativi nel weekend e rappresentano il volto più superficiale e mondano del movimento. Trasformano quell'universo complesso di simboli e significati, di riferimenti letterali e filosofici che sono propri del movimento dark, in una parata carnevalesca. Non so se siete mai stati in quei "templi dell'immagine" che sono divenute quelle discotechette in cui sono organizzate le serate dark, una volta appannaggio di centri sociali o claustrofobici seminterrati in stile berlinese. 

Diventano posti surreali ed all'inizio puoi avere l'impressione di trovarti in luoghi di vera trasgressione, per poi presto renderti conto che ti trovi ad una sfilata di moda. Il tutto è fittizio, artificiale, costruito, privo di reale inventiva e frutto di consultazioni di cataloghi e conseguenti ordini online. Tutti i cliché dell'universo gotico vengono passati in rassegna, ma oltre le unghie smaltate e le tenute fetish, nei solchi di quei volti truccati, fra rossetti pesanti e matite nere che cerchiano gli occhi, scorgerai ragazzine e ragazzetti in cerca di una trasgressione facile, sicura, protetta, pronti per tornare, il giorno dopo, ai loro studi universitari. A livello musicale essi sono i più incompetenti di tutti: cercano il brano ballabile, molti di essi non hanno nemmeno le "basi", un minimo di background culturale dell'universo dark e sono lì solo per mettersi in mostra. C'è da dire che, perlomeno, la compresenza nello stesso luogo di maschi e femmine rende la situazione più stuzzicante e socialmente umana, rispetto ai raduni a base di mazze ferrate del metal. 

Giungiamo infine alla terza categoria: quella composta da quegli individui tendenti alla malinconia, fragili, insicuri, convinti spesso di non avere un buon aspetto, che trovano nella musica, nei testi, nel modo di vestirsi, in questa "comunità di spiriti affini", una comfort-zone che li difende dalla superficialità e dalle grettezze del mondo. Se li vedi da lontano, ben agghindati, tutti insieme nel loro ambiente sembrano socievoli e disinvolti; ma se ti avvicini, se li isoli, o li metti in una situazione di difficoltà, scopri una grande problematicità: emergono la timidezza, la goffaggine, persino l'antipatia e il senso di disorientamento che erano riusciti abilmente a nascondere. E di colpo quelle tenute in pelle, quei lunghi stivali con il tacco appaiono ridicoli, perché quelle uniformi li vorrebbero "figli delle tenebre" quando invece chi le indossa desidererebbe solo un po' di luce. Finisce che te li figuri con un maglione ordinario, la forfora sulle spalle, ad accarezzare il loro gatto sul letto, a vedere una serie TV su Netflix, a sprecare i pomeriggi a cucinare tortini alla carota: vite "protette" di chi ha deciso di arrestare il percorso di crescita, di rafforzamento della propria identità, congelandosi nell'evasione, nella fuga in una interiorità affranta non sondata nemmeno fino in fondo. 

O persino in mondi fantastici, di fantasia. Per questo inserisco nella categoria anche quel gruppo di personaggi surreali che sono i "druidi" e gli "elfi", che nell'esoterismo, nel paganesimo, nella magia cercano miti da contrapporre a quelli di una realtà in cui essi non si riconoscono e che comunque da essa vengono rifiutati. 

Sebbene anche in questa terza categoria non vi sia molta scientificità nell’affrontare la materia musicale, almeno si ricostruisce un ponte fra persona e musica, un ponte fatto di atmosfera, arie malinconiche, ma soprattutto testi in cui riconoscersi e trovare conforto. 

In conclusione, capiamo anche noi che non è corretto metodologicamente confrontare metallari e darkettoni, perché il ruolo e la funzione della musica nelle loro vite sono molto diversi. Nella guerra dei luoghi comuni, tuttavia, i tanto bistrattati metallari riconquistano per lo meno qualche punto per la passione sincera  e genuina che nutrono per il loro genere musicale preferito che, come ben sappiamo, non è solo rumore…

To be continued…