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2 lug 2019

I BRANI PIU' INDISPONENTI DEL METAL - N.7: "INVADER(S)" (JUDAS PRIEST, IRON MAIDEN)



Ci sono certezze che si cristallizzano dopo anni di esperienza senza saperne la spiegazione. Nel metal, ad esempio, uno di questi misteri riguarda le canzoni a proposito degli invasori.

Gli Iron Maiden cadono in questa trappola all'inizio del loro storico “The number of the beast”. Una zappata sui piedi come poche, la canzone “Invaders” di apertura, ammazza una struttura iniziale da brano Maiden tipico con un ritornello che sembra il verso sgraziato di un gallo. Si pensi che la fama di Bruce Dickinson, e l'affermazione dei Maiden di maggior successo, passa da questo disco, e paga pegno a questo brano, su cui inspiegabilmente all'epoca qualcuno puntò come apripista.


L'impressione è che il gruppo parta in quarta con una cavalcata delle loro, linea vocale zompettante e convinta, dopo di che ad un certo punto qualcuno si ricorda che si sono scordati di scrivere il ritornello. Si guardano negli occhi e, coperti dal suono degli strumenti, dicono “Com'è che l'abbiamo chiamata?” “Invaders...” “Ah, allora...Invaaaadeeeers”. Perfino i Ramones avrebbero trovato un ritornello meno eponimico.

Molti hanno storto il naso nel passaggio da Dickison a Bailey, ma chissà all'epoca che effetto fece sentire l'esordio di Dickinson, che succedeva a Di'Anno. Secondo me a molti prese un mezzo colpo, e si riebbero poi con "Children of The Damned". C'è da dire che ogni tanto i Maiden cadono in questo schema compositivo non convincente in cui partono al galoppo con la prima strofa e poi al momento del ritornello lasciano Dickinson in avanscoperta e fanno un passo indietro. Proprio quando l'orchestra dovrebbe entrare tutta coralmente a supporto del ritornello, invece si scarnifica, e rimane una chitarra a ricalcare la linea vocale, anziché avvolgerla o contrappuntarla. Un altro esempio è "Moonchild", anch'esso posto in apertura di disco; o "Be Quick or Be Dead" (idem). Non è quindi un errore, è una tendenza irritante dei Maiden, non l'unica, che definirei “del brano spelacchiato”.

Quanto al testo, per anni l'ho trascurato, pensando potesse essere una colonna sonora al videogioco “Space Invaders”, uno dei classici della Sala Giochi anni '80. Trattasi invee di un testo che fa riferimento all'invasione della Britannia da parte dei Vichinghi, con un effetto di comicità involontaria al pensiero dei guerrieri britannici che gridano istericamente “Oddio, gli Invasori presto, gli Invasori!”: anche sul piano della teatralità, noto connotato dell'interpretazione di Dickinson, il ritornello è inspiegabile.

Ma forse è la parola che non è eufonica. Gli Helloween ci provano con "Metal Invaders", che è un bel titolo in teoria. Il brano parte in ascesa, ma il ritornello lo affonda un po'. In questo caso si paragonano le bande di metallari che scorrazzano nelle strade di città a un esercito di invasori sociali. Rischiano così di piazzare due pezzi indisponenti nello stesso disco (già c'è "Reptile").

Siamo nel 1985 a questo punto, ma già nel 1978 i Judas Priest cadono nel tranello con "Invader", brano con cui turbano la qualità uniforme di un superbo “Stained Class”. Quel disco è un punto di svolta, che segna il passaggio dall'hard rock al metal sia nei brani che all'interno della struttura stessa dei brani. Alcuni di essi, in maniera che ancora oggi suona magica, iniziano come potenziali pezzi da discoteca anni '70 per poi virare in atmosfere morbose ed epiche, indulgenti a sentimenti solitari e malinconici, annegando così la propria iniziale vena leggera e d'intrattenimento. In mezzo a questi "Invader", che invece potrebbe essere un brano metal e che nel ritornello passa ai tono di un carnevale di quartiere, tipo gente che balla col cappellino in testa e trombette in bocca. Sembra uno di quei brani “metamusicali” di Elio e le Storie Tese, se non fosse che in questo caso è invece serio.

Il fatto deve essere risultato evidente alla comunità metal, visto che, nonostante il termine “Invaders” si presti al nome di un gruppo, soltanto 4 gruppi lo hanno scelto, e quello che è andato più avanti ha fatto un ep.

Ma la prova del nove sarebbero i Warlord. Non che il loro brano sia davvero indisponente come quelli degli Iron e dei Judas, ma per darvi un'idea di come porti bene usare Invaders come titolo, basta studiarsi la loro storia.
I Warlord sono un gruppo talentuoso di metal melodico, power-epic, che si ferma sulla soglia del terzo disco, lasciando alcuni pezzi pronti ma mai utilizzati, come appunto “Invaders”. Non è il problema di parlare di alieni, perché i Warlord avevano già scritto un brano intitolato “Aliens”, eppure era andato tutto bene. Spariscono per anni, finché nel 2002 rinascono, con “Rising out of the Ashes”, con mille garanzie. C'è alla voce Joacim Cans degli Hammerfall, c'è lo storico fondatore William Tsamis, un paio di brani presi dal glorioso passato, altri presi dai dischi dei Lordian Guard, progetto che Tsamis mise insieme dopo il naufragio dei vecchi Warlord. Visto che ci siamo, Tsamis riprende un brano inedito, e finalmente lo può usare per il grande ritorno dei Warlord...”Invaders”. Basta, si sciolsero subito dopo. Aspetta, però non è detto, perché i brani originali erano due: "Invaders" ma anche "Achilles Revenge", un brano di ispirazione mitologica.

Ripresosi dalla botta in una decina d'anni, Tsamis ci riprova nel 2013, e ripropone la stessa ricetta variando un ingrediente: c'è sempre un brano dei Lordian Guard, c'è sempre un brano di ispirazione mitologica, stesso argomento ("City walls of Troy"), il titolo è lo stesso del terzo disco non uscito anni prima, “The Holy Empire”, ma stavolta....niente Invaders. E i Warlord poterono almeno rinascere davvero.

Quindi, pensateci bene prima di scrivere un brano intitolato Invader o Invaders: pare non porti bene alla carriera. Se avete già iniziato e state crescendo, potreste giocare d'azzardo, ma rischiate di farvi scacco matto.

E se vi andasse bene, come agli Iron e ai Judas, avreste comunque scritto un brano indisponente.

A cura del Dottore

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