Il black metal nasce convenzionalmente in Norvegia nonostante fossero svedesi certi importanti precursori (Bathory), alcuni primi esponenti (Abruptum) ed altre band di caratura notevole (Marduk, Dark Funeral, Dissection, Arckanum...).
La matrice svedese ha quasi sempre però avuto come correlato il debito pagato al death metal svedese, a quel tempo tutt'altro che estinto, e che anzi aveva appena vissuto la sua fase di consacrazione. Si era creato un polo artistico affollatissimo e influente che non solo rivaleggiava con quello classico USA, ma in quel periodo lo superava per spunti innovativi e adesioni...e questo è un dato che sarà “portato in dote” nel nascente movimento black metal.
La vocazione alla sperimentazione e la radice più vicina al resto del metal rendeva la componente svedese facilmente riconoscibile per la melodia, la ricerca di architetture complesse, il prevalere di sentimenti di disperazione e tensione emotiva rispetto a quelli di incupimento e svuotamento della visione artistica norvegese, al punto da creare un sottogenere “immissario” del grande lago black metal, il blackened death metal.
Anche nelle copertine questo connotato è riconoscibile: il primo album dei Sacramentum pare una fusione tra uno sfondo à-la Emperor di “In the Nightside Eclipse” e contorni e colori in stile Dissection. Il soggetto dovrebbe essere l'utilizzatissimo castello di Neunschwanstein.
La seconda differenza tra Svezia e Norvegia è relativa al concetto di caos. Il caos nei gruppi svedesi è una specie di placenta che sta fuori dalla vita terrena, la genera e la raccoglie alla sua fine, e nel mentre la nutre, tramite canali di comunicazione sottili, radi e intermittenti, ma potenti. Il caos norvegese è invece una caos di cancellazione, di distruzione, l'avanguardia della conoscenza, dopo cui resta solo il brullo, il minimo, l'assenza che restituiscono il senso della verità e dell'autenticità.
Il caos svedese è esterno e incombe: è madre. Quello Norvegese è fratello, amico.
E così il black o blackened svedese conserva quella tensione tra i due mondi (ordine terreno, caos esterno) che già nel death svedese era presente. Ovviamente il caos è ciò a cui l'uomo tende nella visione del black, per cui non è la vita il fine, ma il caos oltre la vita.
I Dissection intitolarono il loro disco di ritorno “Reinkaos” (caos di ritorno, o ritorno al caos), e ne discutemmo ampiamente tempo fa. Colpisce molto come la parabola stilistica dei Sacramentum somigli a quella dei Dissection, con il reflusso in tre album ("Far Away From the Sun", "The Coming of Chaos" e "Thy Black Destiny") da una visione prevalentemente black verso sonorità e strutture death-thrash.
Altrettanto impressionante è come le tematiche dei testi corrispondano alla teoria lovecraftiana del sogno, che si integra bene con quella del caos svedese. Il sogno è il ponte di comunicazione con l'altro mondo e può risucchiare l'uomo in coincidenza della sua morte, o tenerlo in bilico tutta la vita. In “Dreamdeath” si legge: "Sogni nella mia mente, stelle annerite di un cielo morente che cade insieme a me; tormentato dalla malinconia della vita, mangiato vivo dal nulla senza confini, sono solo, affondo e riaffioro, i miei sogni hanno creato una morte senza termine."
Come trattato nel libro Creature del niente, nell'universo metal gli Dei (gli “Altri Dei di Lovecraft”) sono entità morte e sognanti, di cui noi siamo il sogno. Non sono conoscibili né avvicinabili, ma siamo noi come oggetto della loro attività sognante.
L'invenzione del sogno come sbocco e addirittura come sostanza della divinità, è un modo per esprimere quella preoccupazione per la fine e per il senso della vita che in Svezia imperversa.
In generale, in ogni disco dei Sacramentum si racconta di una guerra iniziatica in cui la distruzione conduce verso le porte del caos, l'uomo è assediato da una fine che sfiora continuamente ma rifugge, come una fiamma che si sposta bruciando nel vento, ma continua a bruciare la cera. Questa corsa si esaurirà, non nel superamento di una barriera, che tale rimane e segna un confine, ma nello svanire della vita in un senso che trascende la morte stessa utilizzando la trascendenza “vitale” del sogno. Il sogno che è presagio di morte, ma anche l'ultima uscita che si apre subito prima che la cera della candela finisca. La stessa triade dei titoli descrive questo percorso: il punto di partenza (lontano dal sole), l'avvicinamento (il caos si avvicina) e il compimento (il nostro nero destino).
Nel brano “Spiritual Winter” si indica nell'odio il sentimento fondamentale che può far superare la paura di morire. L'uomo combatte una guerra immaginaria per avvicinarsi alla morte, che teme, e averne ragione, o tramite la menzogna dell'amore di Dio, o tramite la sublimazione di un sentimento che lo ricongiunga alla materia originaria, alla placenta del caos: quando questo avviene, cosicché il caos è percepito come madre e non come carnefice, allora l'odio sarà più forte del mio inverno spirituale, e la morte non sarà più una paura, ma un ricongiungimento.
Mentre mi esercito in
queste considerazioni, da psichiatra non penso tuttavia che il suicidio
abbia a che vedere una mazza né con il satanismo né con i
contenuti estremi. Se mai in questi può esservi un indicatore di
inquietudine, di cui il suicidio diventa uno sbocco soltanto quando
qualcos'altro bolle in pentola.
Dal comunicato ufficiale si evince
che Nisse Karlén avesse un problema mentale non meglio specificato, di cui il
suicidio è stata una manifestazione, e ciò è sufficiente, dato che
un profilo clinico non aggiunge granché ad un progetto artistico.
Nell'arte c'è una rappresentazione a volte molto suggestiva ed
efficace di ciò che sarebbe il passaggio all'aldilà ma, se così
fosse, allora il suicidio sarebbe la rappresentazione massima, più
diretta e autentica, senza consentire neanche che qualcuno si occupi
di dar forma artistica alla cosa, negli anni in cui vive.
Le ultime parole di “Thy Black Destiny” sicuramente mettono in scena l'uscita dal mondo dopo un percorso iniziatico, ma la loro lettura è fatta da un vivo per i vivi:
“Oblio, silenzio,
vuoto
irrompete attraverso
l'illusione
trascendete il
funerale che svanisce
con la fiamma anch'io
m'estinguo”
A cura del Dottore