"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

02 mag 2015

RECENSIONE: ROYAL HUNT "THE MISSION"

Un fiore nel deserto dei sette anni passati con John West. 
Ecco cosa è realmente questo album dalla copertina New Age... 
Va bene che sono un appassionato, ma ogni  volta lo scartavo a prescindere, non c'era feeling! 
Lo so che sono i Royal Hunt, ma sentivo puzza di flop... 

A parte gli scherzi, ma chi lo avrebbe mai detto? 
Dopo la fine della prima Era con DC Cooper, il precedente "Fear" e la contemporanea esplosione di molti gruppi power metal sinfonico, ormai i Royal Hunt erano tecnicamente morti. Invece dal coma farmacologico si esce, si esce con la classe e la qualità che è innata a gente come André Andersen!
"The Mission" stupisce subito con una partenza degna dei primi Queensryche e la titletrack resterà un classico della carriera dei Royal Hunt, ma appena terminata si intuisce subito che il disco non sarà un banale album di power grazie ai numerosi intermezzi strumentali che faranno da quinta scenica alle cavalcate metalliche e finalmente John West è nel suo habitat.

Tutti gli improperi che si era preso il cantante nel disco precedente, ora diventano applausi e mi ripeto: Chi Cazzo Lo Avrebbe Mai Detto? La musica è un universo imperscrutabile, ma quando hai talento tutto è più facile. 
L'influenza degli Stratovarius si sente, ma lontani echi di magia Royal Hunt ritornano e non sbagliano quasi nulla sia nei ritornelli, sia nella struttura delle canzoni. Prendi la ottima "Surrender", sembra uscita da un disco di Helloween o Gamma Ray, ma c'è pura classe e tutto fila liscio alla perfezione come nella bellissima "Judgement Day" e quel gruppo che davi per morto ti piazza un colpo inaspettato.

I Royal Hunt hanno una discografia disomogenea con lampi di genio alternati a cadute di stile, ma stavolta l'era-West raggiunge il suo apice. Certo non ci sarà il trasporto sinfonico che avevamo con DC Cooper, ma prima della Reunion nel 2011 questo resta il loro miglior album. Hanno guardato in faccia la fine e hanno sfoderato la prova di qualità e, cosa più unica che rara, André Andersen ha accettato il contributo dal chitarrista Kjaer e dal cantante West in fase compositiva che ha fatto fare un salto di qualità sinceramente inaspettato. 
Tutto quello che aveva deluso in "Fear" ora diventa motivo di espressione di maturità, ma anche coraggio, ecco la parola giusta, coraggio! Uscire dal compitino e superare le titubanze dell'eredità lasciata da DC per creare una nuova era del gruppo, ma senza vergognarsi delle influenze hard & heavy in stile Judas Priest come in "World Wide War" o di qualche barocchismo fine a se stesso! 
Non è così rilevante concentrarsi sul concept testuale secondo me, infatti non capisco il colpo di pistola finale o la datazione sotto le singole canzoni, ma c'è da innamorarsi delle soluzioni power-progressive  in "Total Recall" o delle note romantiche che ci regala Andersen. 

Sentirsi belli con i propri difetti, ecco come sono i Royal Hunt in "The Mission": belli come quelle donne grasse che però hanno una sensualità unica rispetto a tante magroline frustrate! 

Voto: 7.5 

Canzone top: "Judgement Day"
Momento top: il ritornello di "Surrender"
Canzone flop: "Days Of No Trust"
Anno: 2001
Dati: 13 canzoni, 52 minuti
Etichetta: Frontiers Records