"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

22 mar 2017

BLACK METAL STORIES - LE CENERI DEL CONTE




Il 20 gennaio del 1993 il quotidiano Bergens Tidende (la Rivista di Bergen) in prima pagina pubblica un’intervista che farà storia, a firma di Finn Bjørn Tønder. A rispondere alle domande del reporter è un giovane "anonimo" della zona, di circa vent’anni. Il fulcro dell'intervista sono le informazioni e i particolari circa gli eventi che hanno, da sei mesi a quella parte, sconvolto il tranquillo tran tran della cittadina scandinava.

Il 6 giugno del 1992, alle sei di mattina (quindi il 6-6 alle 6, data e ora scelte non a caso) infatti la splendida Stavkirke di Fantoft (sobborgo meridionale di Bergen) era stata data alle fiamme e di essa non erano rimaste che un mucchio di ceneri.

Le stavkirke, considerate uno dei patrimoni artistici e turistici più importanti del Paese, sono davvero caratteristiche nella loro epica imponenza: i primi cristiani che arrivarono in Norvegia nell’XI sec. ne costruirono a centinaia ma poche ne sono rimaste fino ai giorni nostri. Tra queste, vi era appunto quella di Fantoft, bellissima, austera ed epica nei suoi tetti spioventi e multistrato, con i timpani ornati all’estremità da pinnacoli a forma di teste di drago, ricoperte di scaglie dall’effetto squamato. Insomma, più che una chiesa, una struttura a metà tra una cattedrale pagana e una casa stregata.

Quella di Fantoft rimane la stavkirke più famosa per diversi motivi: non solo perché fu la prima a venire bruciata, ma perché le sue ceneri, ancora fumanti, vennero immortalate, con tutta probabilità, dallo stesso autore del crimine; e lo scatto venne utilizzato per la copertina di “Aske”, EP di Burzum pubblicato a marzo 1993, ma registrato già nel 1992.

Ma torniamo all’intervista: il reporter, mezzo terrorizzato, incontra il losco figuro a mezzanotte, nel suo loft immerso nell’oscurità e con le finestre schermate da tappeti. Si presenta con un nome strano (Count Grishnackh ovviamente) che non viene neppure inteso da Tønder, probabilmente a secco di letture tolkeniane. Inizia l’intervista: vi starò a risparmiare i dettagli delle frasi del giovane, roboanti ed eccessive al limite del patetico, perché sono un farneticante coacervo di luoghi comuni sul Male, Satana, l’odio verso la società costituita e l’intenzione di diffondervi paura e malvagità. 
Per riassumere il delirio dell’allora diciannovenne basta giusto questa: “Noi adoriamo il Diavolo, ma preferiamo non usare il termine Satana. Quella parola è stata resa ridicola da quegli stupidi gruppi di poseur. Deficienti che pensano di essere duri.” (sic!). 
Probabilmente resosi conto a posteriori della cazzata fatta, Varg dirà che quelle frasi facevano parte di un simpatico piano atto solo a creare paura da un lato e farsi delle grasse risate alle spalle della stampa dall’altro. 

La cosa buffa fu che la polizia brancolava nel buio riguardo agli autori degli incendi delle chiese. Ma a metterli sulla pista giusta, ancor prima della pubblicazione dell’articolo (al momento della sua uscita i roghi di chiese, dal giugno ‘92, erano già saliti ad otto), fu il ritrovamento di un flyer pubblicitario proprio di “Aske”, con la chiesa di Fantoft ancora fumante in bella vista. Sul flyer campeggiava un indirizzo: la polizia, banalmente, vi si recò e chi vi trovarono? Il nostro Vikernes seduto in panciolle. Una scena tra il ridicolo e il grottesco. Ovviamente il Conte venne subito preso in custodia dagli agenti.
Due più due fa quattro a qualsiasi latitudine e, seppur gli investigatori di Bergen non si fossero dimostrati fino a quel momento degli Hercule Poirot, fu normale anche per loro collegare gli indizi, avvalorati poi anche dalle dichiarazioni proprio dell’intervista di Grishnackh.  

Ma il punto fu proprio quello: Vikernes incredibilmente si fregò da solo dichiarando a Tønder da un lato che quel primo incendio a Fantoft era stato compiuto da una sola persona, e contestualmente rivelando alcuni particolari che poteva conoscere solo chi aveva materialmente compiuto il fatto (in quanto non divulgati dalla polizia e quindi rimasti segreti). Come spesso farà anche in futuro, Varg, una volta nelle mani della polizia, cercherà di negare di aver detto ciò che ha detto addossando la colpa, come un Donald Trump ante-litteram, ai giornalisti, rei di aver travisato le sue parole (il più classico e banale dei retromarce). Ma ormai il patatrac era fatto e non poteva essere sanato. 

Spirito di esaltazione, incoscienza giovanile, delirio di onnipotenza, desiderio di notorietà. O semplice superficialità (come dimostrerebbe la vicenda del flyer pubblicitario)? Come credere infatti che quanto detto (e soprattutto fatto) non avesse conseguenze pesanti? E soprattutto conseguenze sulla propria libertà e quindi possibilità di continuare la propria neonata carriera musicale?

Possiamo pensare che il Nostro abbia detto ciò che ha detto per diverse ragioni; persino per risvegliare una sorta di sentimento anti-cristiano secondo lui ancora presente, seppur sopito, negli animi dei norvegesi. L’unico risultato fu quello di far sì che tutto il movimento del nascente Black norvegese non avesse solo le attenzioni della stampa specializzata (inizialmente in realtà con una scarsa attenzione per i contenuti artistici del Black), ma soprattutto l’attenzione della polizia.
Infatti, in seguito al casino tirato su da Varg, numerosi aderenti al movimento black vennero interrogati riguardo agli incendi delle chiese (e non solo riguardo a quelli). Tutti gli "attenzionati", compreso Vikernes, furono in un primo tempo rilasciati per insufficienza di prove, ma ormai il danno era stato fatto. Da lì in poi il cerchio delle autorità si restrinse sempre più intorno alla Scena facendo venire al pettine tutti i nodi di atti e comportamenti che non potevano non avere le nefaste conseguenze che in effetti ebbero.
Fino a far precipitare tutto con l’omicidio di Euronymous. Altro evento in cui il Conte dimostrò una leggerezza ed ingenuità davvero disarmanti. Contribuendo a distruggere le colonne portanti che avevano creato un genere così sublime: Mayhem e Burzum stesso.

Ma questa è un’altra… black metal story!

A cura di Morningrise