"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

1 mar 2019

PERCHE' OGGI RIVALUTIAMO ANCHE IL CANE, MA NON I PHLEBOTOMIZED?


Ritornano dopo vent'anni di oblio i Phlebotomized. Questa sì che è una notiziona! Eppure, invece  di stappare la bottiglia del pregiatissimo vino delle grandi occasioni e festeggiare il come back discografico della band-storica-seminale-sfortunata-che-non-ha-mai-raccolto-quanto-meritato, sostanzialmente non ce ne sbatte un cazzo. Per lo più in anni in cui si è portati a rivalutare anche il cane, purché abbia pubblicato un qualsiasi disco più di venti anni fa e poi sia sparito improvvisamente/ingiustamente nel nulla. Come mai?


E’ vero, gli olandesi hanno rilasciato un paio di album davvero notevoli nel corso degli anni novanta: una proposta originale, la loro, che mischiava death metal, doom, gothic, progressive, folk ed un altro miliardo di cose. Musica ben suonata, uno spiegamento di forze importante, persino un violino. Eppure non c’è mai stato posto per i Phlebotomized, né negli anni novanta, né tanto meno oggi.

Ci sono i gruppi ingiustamente sfigati, ma secondo me non è il caso dei Phlebotomized, i quali, a partire del nome, hanno messo in fila una serie di scelte sbagliate che per forza di cose dovevano decretare l'inevitabile insuccesso.

Phlebotomized: flebotomizzato. Per chi non lo sapesse, non si parla di flebo o gente intubata in un letto di ospedale, ma della vecchia tecnica del salasso, ossia del prelievo di notevoli quantità di sangue al fine di ridurre l’apporto di sangue nelle arterie. E quindi di un letto di ospedale con un paziente intubato: insomma, scene alquanto spiacevoli che mettono enorme tristezza al sol pensiero, immagini che calzerebbero male persino alla più spregiudicata band brutal/splatter/gore death metal. Già Carcass, Cannibal Corpse, Entombed, per esempio, come nomi erano decisamente più rassicuranti.

Nome, primo errore; le copertine il secondo. Non so chi le scegliesse, ma facevano davvero pena, da quella "fumettosa" e mal disegnata di “Immense Intense Suspense” (una specie di Gollum deforme ricurvo su un picco roccioso) a quella insulsa di “Sky Contact” (uno neonato stilizzato che sguazza in una specie di liquido placentale). Ma lo posso anche capire: in fondo erano anni diversi, anni meno estetizzanti, e poi il budget magari non bastava. Ma porca miseria, quando ho visto l’orrenda cover dell’ultimo album “Deformation of Humanity” (ritraente una inquietante bambina dal volto deformato, con gli occhi arrossati e la maglietta sporca di sangue) ho pensato: ma sono proprio stronzi! 

Oggi una copertina migliore te la realizza anche un alunno dell’ultimo anno del Liceo Artistico. Ma al di là di nome e copertine, anche artisticamente i Nostri fecero delle scelte davvero infelici. Musicisti tecnici: ok; brani complessi: meglio; il violino: fantastico! Ma perché allora conservare quel cazzo di growl cavernoso e gorgogliante a rovinare tutto? E poi, a fare da contraltare, una proposta super-varia che però non riusciva a bucare veramente lo schermo.

A volte nel metal ci si accontenta di meno, basta magari un unico tratto distintivo per essere riconosciuti apprezzati, ricordati. I Phlebotomized avevano il violino, ma c’erano già i My Dying Bride. Death con tastiere? Troppo tardi, erano arrivati prima i Nocturnus. Death tecnico? Death/Cynic/Pestilence/Atheist erano insuperabili nei loro ambiti di competenza. Death progressivo? Ma che grande cuore e fantasia avevano gli Edge of Sanity di Dan Swano! Voglia di melodia? Allora meglio rilassarsi con il medo-death scoppietante di Dark Tranquillity ed In Flames. O con il black sinfonico arrapante dei Cradle of Filth.

Il dato di fatto è che al di là della tecnica, delle varie intuizioni, i Nostri rimanevano un po’ troppo grezzotti e troppo poco personali/codificabili per gli standard dell’epoca, in un contesto in cui il metal estremo faceva cose mirabolanti. Allora meglio il vecchio EP “Preach Eternal Gospel”, ancora classificabile come death con sfumature melodiche (dove almeno il cantato in stile rigurgito-di-lavandino-sturato-male non sfigurava). Ironia della sorte: di lì a poco sarebbero esplosi gli Opeth, che si sarebbero fatti promotori di una ricetta simile, ma con classe e il giusto equilibrio.

Scorcio finale del 2018: ecco che quando pensavano che oramai i Nostri stessero scaricando container al porto di Rotterdam, Tom Palms (unico superstite della formazione storica) decide di rispolverare l’antico logo e riaffacciarsi sul mercato discografico degli anni dieci/quasi venti. Un mondo nuovo lo avrebbe atteso: il death progressivo non solo è stato metabolizzato e da tutti assimilato, ma anzi sarebbe stato superato da nuove e spregiudicate forme di neo-progressive che hanno saputo fagocitare di tutto, compresi elementi del metal estremo. Mi riferisco a band come Between the Buried and Me, Ne Obliviscaris, TesseracT, The Contorsionist ecc.

E con cosa si ripresentano i Phlebotomized targati terzo millennio? Con un death metal tecnico suonato a testa bassa e con il cervello settato all'anno di grazia 1998: massiccio, veloce, melodico, con tastiere, cambi di tempo, di ambientazioni e, insomma, tutte le caratteristiche tipiche dei Nostri. Ma, attenzione attenzione, "Deformation of Humanity" potrebbe anche essere il miglior album della carriera dei Phlebotomized, complice finalmente una produzione eccellente. Pure la voce ci piace di più, sempre un growl molto profondo, ma meno impastato del solito e via via doppiato da un efficace screaming, unica novità rilevante. E poi tutto l'amalgama sembra ben modellato, con passaggi che variano dal fuoco all'acqua, ma in maniera fluida.

Quindi tutto perfetto, no?
Si, peccato però che non siamo più nel 1998...