"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

02 feb 2016

RECENSIONE: SPIRAL ARCHITECT "A SCEPTIC'S UNIVERSE"


C'è stata una stagione nel death metal dove fioccavano gruppi molto tecnici e ambiziosi, dai Cynic agli Atheist fino ai nostrani Sadist. In questa schiera di intellettuali brutali possiamo inserire anche la prova, targata anno 2000, degli Spiral Architect con "A Sceptic's Universe". 

La ricerca in ambito di metal estremo ha toccato l'apice con "Focus" dei Cynic, album del 1993 che racchiudeva elementi di progressive metal, death e fusion in maniera essenziale ma equilibrata. Nel periodo successivo si sono lanciati altri gruppi nell'affascinante tentativo di nobilitare il genere estremo, ma questi norvegesi avevano creato intorno a questo unico disco in gestazione da anni un alone di mistero.
Recensioni mirabolanti, applausi a scena aperta dalla critica specializzata, ma Metal Mirror se non ascolta non crede e così mi sono procurato (con qualche difficoltà) "A Sceptic's Universe".

44 minuti tutto sommato di prevedibile mostruosità tecnica, ritmi progressivi e soluzioni interessanti, ma con alcuni difetti da digerire.
In primo luogo il volume del basso superiore in modo eccessivo a quello della chitarra, ma perché? Steve Di Giorgio e i Cynic stessi sembrano aver sdoganato la presenza invasiva del basso nel cosiddetto tecnhical death metal, ma c'è chi lo fa con gusto e chi esagera. Gli Spiral Architect ne abusano troppo, tanto che sembra talvolta una lezione di basso di Saturnino venduta a fascicoli in edicola.

Il secondo difetto è la voce. Troppo legata ai lavori minori degli Arcturus, non c'è growl, ma sempre un tono pulito che risulta stucchevole e piatto. Infine ultima nota negativa è la presenza rara di momenti emozionanti, compensati però da una mostruosità tecnica.

Perfezione formale e poca personalità, ma enorme forza progressiva per incarnare il tipico gruppo da stimare e ascoltare a piccole dosi. Quindi quale futuro?
Nessuno, resta questo l'unico disco partorito dalla band che, grazie alle indubbie doti tecniche, si dividerà nel lavoro di turnisti con gruppi ben più noti della scena e forse è giusto così.
Chi ha il pane non ha i denti, in altre parole, chi ha enormi qualità tecniche manca di capacità nel songwriting e la critica ha urlato al capolavoro con troppa fretta. Le canzoni hanno un equilibrio fragile, sembrano posate su un tessuto fatto di aria, ma mantengono una struttura interessante e, pur tenendo sempre i Cynic come influenza principe, provano a ritagliarsi un percorso autonomo non sempre riuscendoci.

Il disco è dimenticato e sottovalutato, perciò si cerca di recensirlo sempre con iperboli magnifiche ma si rischia di fare un servizio inverso. Contiene in verità più di qualche gemma e ha una scorrevolezza che altri dischi di questo tipo non possiede, ma ha paradossalmente pochi elementi innovativi nel genere e talvolta sembra solo un ottimo esempio per appassionati.

Voto: 7+
Canzone top: "Spinning"
Canzone flop: "Occam's Razor"
Momento top: la parte centrale di "Insect"
9 canzoni, 44 minuti
Anno: 2000
Etichetta: Sensory