"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

14 giu 2026

QUELLI CHE ASPETTANO IL "FIFTY SOMETHING" TOUR - UNA RETROSPETTIVA SUI RUSH (3/10)

 



Ci siamo lasciati nella seconda puntata della Rassegna con il doveroso riferimento al primo live album della band. 

Riprendiamo qui con gli album in studio, perché ora arrivano due carichi da 90

A Farewell to Kings” (29/08/1977): per il sottoscritto, codesto è l’album dell’intera discografia dei canadesi che ascolto con maggior gusto. Ci spingiamo a sostenere che in questi 37' troviamo, grazie ad una scrittura compatta e totalmente a fuoco, la summa del Rush-pensiero.

Con maggior spazio dato alle tastiere di Lee, il sound dei Nostri riesce a bilanciare in modo perfetto l’approccio del prog settantiano di matrice britannica (Genesis su tutti) con quel gusto radiofonico più marcatamente nordamericano. Ecco, quindi, che nella tracklist troviamo sia le lunghe suite, (le mitiche “Xanadu” e “Cignus X-1_Book 1: The Voyage”) in cui le ambientazioni fantasy (nella prima) e sci-fi (nella seconda) ci trasportano negli affascinanti concept come sempre opera di Peart; che i brani, altri quattro, in forma-canzone.

In entrambe le modalità si toccano vette che definirei, concedetemi la licenza, himalayane

Due parole vorrei spenderle per la title track, nonché opener: in poco più di 5’, per dirla con Neil, è una canzone che incapsula tutto ciò che vogliamo i Rush rappresentino. Il suo commovente intro di acustica + minimoog, seguito dallo scoppio elettrico, fanno da preludio a un andamento sghembo, ricco di stop&go e cambi di ritmo, con tanto di parte strumentale centrale tecnicamente complessissima (a detta degli stessi autori). Pazzesco come tutto rimanga fruibile, immediato, emotivamente coinvolgente. Un capolavoro nel capolavoro.

Il trittico centrale, “Cinderella Man”, “Closer to the Heart” e “Madrigal”, conferma quello che scrivemmo nell’introduzione: nessuno come i Rush, in meno di 3’, sono mai riusciti a condensare fruibilità, gusto e tecnica su questi livelli qualitativi.

Disco imprescindibile...

Voto: 9,5

Hemispheres” (24/10/1978): dice il motto: non c’è due senza tre! Cosa si può pubblicare dopo due capolavori se non un terzo capolavoro?! Detto-fatto: la sesta release dei Rush si spinge, concettualmente e strutturalmente, ancora più avanti nel percorso progressivo intrapreso. "Hemispheres" infatti è composto da appena 4 brani, in un ordine “incrociato” (secondo lo schema poetico ABBA). E cioè: in prima e quarta posizione troviamo due lunghe suite che occupano ben 27’ dei 36 complessivi. Al centro, due brevi componimenti in forma-canzone.

I Rush decidono di partire da dove avevano concluso A Farewell…cioè la seconda parte della suite Cignus X-1, ”Book II: Hemispheres”. Sei movimenti che mettono in luce il consueto gusto, con diverse soluzioni che si alternano nel corso dei 18’ di durata. Si distacca per bellezza il quinto, “Cygnus (Bringer of Balance)". La rutilante e inventiva batteria di Peart e le intricate linee di Lee consentono a Lifeson ora di cimentarsi in riff corposi, ora in arpeggi lisergici, ora in fughe solistiche, per un risultato da applausi a scena aperta.

A chiudere il cerchio con il precedente album, provvederà poi l’ultimo movimento (titolato, appunto, “A Farewell to Kings”) della storica suite di chiusura “La Villa Strangiato”, audace composizione che, rispetto all’opener, raddoppia nei movimenti (da 6 a 12) ma ne dimezza la durata (da 18 a 9). I Rush sanno bene che l’accusa di guardarsi l’ombelico, dall’alto della loro tecnica, gli sarebbe stata mossa (e infatti così fu) e piazzano tra parentesi un rimando autoironico: “An Exercise in Self-Indulgence”. Come a dire: sappiamo cosa facciamo e non state a fracassarci gli zebedei

L’accoppiata “Circumstances” – “The Trees” (due loro tipiche, splendide, composizioni in cui si spazia dall’hard-rock al folk a brevi digressioni strumentali) fanno da interludio alle due suite, rendendo l'ascolto più fluido e accessibile.

Se non lo conoscete, allora non conoscete i Rush…

Voto: 9

A cura di Morningrise

(vedi il resto della Rassegna)