"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

18 mag 2016

L'INQUADRAMENTO DELLA LINGUA ITALIANA NEL METAL - DAGLI INTOLLERANZA AI FRANGAR


 
Il cantato in italiano e la ricerca su come conservare l’impatto diretto (sonoro e immaginifico) delle parole comuni sono forse il punto chiave della questione italiana nel metal. L’italiano è una lingua certamente duttile nell’espressione figurata, poetica, ma richiede strutture dilatate, ariose, non sposandosi bene con ritmiche sostenute. Inoltre il frequente accento piano sulla penultima sillaba è un freno tirato alle ritmiche che invece atterrano con rimbalzo sull’ultima nota. 

La sfida del cantato in italiano nel metal estremo è soprattutto quella della resa della parola, proprio perché da una parte non ci si può nascondere dietro il suono di una parola straniera, e dall'altra si può facilmente azzoppare la dinamica del brano, rischiando di scendere nel ridicolo quando si sbaglia la metrica o il rapporto parola/suono. Come sbatacchiare una rosa o esibire un calzino


I gruppi metal italiani hanno fatto all'inizio di necessità virtù. Negli anni ’80 i primi gruppi thrash italiani cantavano in inglese, con due caratteristiche fondamentali. Nel tentativo di tradurre testi pensati prima in italiano, il risultato era una ridondanza verbale, che caratterizza la traduzione letterale italiana rispetto al corrispettivo inglese. Conseguentemente il cantato era una specie di rincorsa, o di compressione delle parole nello spazio obbligato del verso.  Le parole lunghe erano curiosamente adattate in maniera che l’accento andava alla francese sull’ultima sillaba, in maniera da non far coincidere la cadenza del verso rispetto alla musica ed evitare l’effetto frenata. Oppure, per dare aria al termine del verso, erano prolungate innaturalmente le ultime vocali. Così facendo però si snaturava la pronuncia inglese: in sostanza l'inglese che traduceva l’italiano risultava pletorico e poi doveva essere o strizzato e accelerato per entrare nei ranghi delle ritmiche, o stiracchiato a fine verso con grida a morire. 

I vecchi  Necrodeath (ma anche gli Schizo quando cantava Ingo) hanno utilizzato spesso questo espediente (sentite l'inizio di "Fragments of Insanity", per esempio). Eppure uno dei brividi maggiori me lo dettero quando cantavano “Mater Tenebrarum” con gli accenti giusti, spezzando il dinamismo, ma creando una ferocia primordiale come effetto della pronuncia diretta delle parole.  La parola fermava la musica e se la faceva calzare intorno, in maniera grezza e maestosa. Ai tempi questo tipo di cantato diretto era considerato “goffo”, “pigro”. Gli anni dimostreranno che era ed è una via percorribile. Soltanto che per arrivare alla soluzione si è dovuti passare “intorno” al metal, contaminando di metal altri stili, come hanno fatto Intolleranza e Londinium SPQR.  

Siamo in area OI!/RAC, a tratti anche ostile al metal, quantomeno ostile a quello rockeggiante. I punti di contatto tra le due realtà sono anche altre, come le tematiche guerriere, belliche e tradizionalistiche, ma per quanto riguarda la realtà italiana la pista della lingua svolge un ruolo fondamentale come esigenza insoddisfatta nel metal, che trova nello stile OI!/RAC un modulo congeniale. Sul versante metal, l’anello di congiunzione è arrivato con il rigurgito punk/crust alle radici del black, inaugurato dai Darkthrone, ma da sempre presente nel black più radicale. Così è potuto accadere che alla fine un gruppo black metal abbia sterzato verso i territori sgraziati e fieri dello street punk portandosi dietro contenuti di tipo nazionalista e ideologico. 

Gli Intolleranza (guidati da Katanga, nostro console a Osaka) mettono insieme una serie di pezzi OI!/RAC che culminano, dal nostro punto di vista metallico, in un brano francamente power-thrash come “Werwolf”, insieme alla più semplice e rockeggiante “Come il Vento”. Quest'ultima è un manifesto politico legato alla propaganda del Movimento Politico Occidentale, poi sciolto per gli effetti della Legge Mancino (siamo nei primi '90). "Werwolf" è invece la celebrazione dell'estrema resistenza della Germania nazionalsocialista durante la battaglia per Berlino, quando semplici cittadini, anche vecchi e bambini, furono addestrati a rimanere nascosti durante l'avanzata del nemico per poi attaccare a sorpresa (come fossero appunto “lupi mannari” che si trasformavano). Dotati di un armamento minimo (due bombe a mano e un caricatore), queste unità combattenti rientravano nel concetto di Goebbels di guerra totale, secondo cui la guerra a difesa della Nazione era il momento di realizzazione esistenziale di ogni membro della comunità. Il soldato in uniforme che difende una bandiera diventa una sorta di furia cieca, che combatte ormai per un pezzo di terra e per orgoglio, e ha come bandiera il suo fucile. Il testo urlato in un italiano comprensibile dona al brano un fascino inquietante, che rende bene il senso di tragedia e la mistica del combattimento assoluto. 

Finiti gli Intolleranza (che pubblicheranno solo una raccolta postuma, “Tutti all'inferno”), il progetto musicale si dividerà in due filoni: uno più sperimentale, i Sottofasciasemplice di Katanga, ed uno di impronta più metal, i Londinium SPQR. Nei Londinium i tempi rallentano, con l'effetto singolare della voce rauca e cavernosa, ma comprensibile su un tappeto power-doom o epic. I testi continuano a spaziare dalla storia contemporanea ("Angeli su Roma") all'ideologia. Memorabile l'incipit didattico di “Fare quadrato”: “Riflettiamo sul significato - parola d'ordine: fare quadrato...”, una canzone che illustra, a cavallo tra tattica di combattimento e metafora spirituale, il concetto di unione verso uno scopo, di mistica dello slancio individuale verso lo scopo collettivo. Quadrato nel titolo, nella struttura e anche nella prosodia: una struttura funzionale alla lingua per come è pensata e pronunciata. I toni rimangono cupi e fieri, e tali continueranno ad essere anche nell'evoluzione hardcore SPQR

Arrivano a questo punto i Frangar, che utilizzano questa esperienza partendo stavolta (siamo ormai nel 2004 e oltre) come contaminazione del black. I Frangar partono da una posizione ideologica che li fa rientrare nel filone NSBM e sono musicalmente esecutori di un black metal corposo e violento, marziale e scarno, attento all'effetto “sporco”, ma anche all'impatto massiccio (il “muro” slyaeriano), quello che a me piace indicare come black metal “bellicoso” (come iniziatori di questo sottogenere potrei scegliere i Keep of Kalessin e in generale quei gruppi che tentavano la rappresentazione musicale di tematiche e immaginari di guerra). 

I Frangar iniziano con qualche retaggio inglese (Totalitarian War, già quasi tutto in italiano comunque), e approdano all'italiano con piglio futuristico, sia per la scelta delle sonorità “materiche” (sferragliamenti, colpi di maglio, ritmiche stantuffanti), sia per le parole che sembrano animare la materia ("Bulloni Granate Bastoni"). L'impeto dell'assalto è raddoppiato dall'effetto lingua, che si pianta al termine del verso ed è automaticamente rincalcata dalla batteria come un martello che picchia su una punta di trapano. Il tema centrale (e anche titolo del loro ultimo album) è derivato da un articolo di Mussolini, "Trincerocrazia", nel quale si teorizzava come a guida del paese dovessero stare coloro che avevano messo in gioco se stessi al fronte per difenderne i confini. Comanda la trincea, comandano i morti, gli arditi, gli strenui difensori. I disertori e gli imboscati siano sudditi! Una filosofia che si può anche trasportare sul piano della storia del metal. 

Così i Frangar completeranno la quadratura riportando l'italiano nel metal con un pugno di pezzi, tra cui proprio la cover di “Fare quadrato” dei Londinium SPQR. Forse è qui che il metal italiano deve stare: in trincea e contemporaneamente nell'avanguardia. Se è vero che fa piacere che dopo anni anche in Italia siano sorti gruppi in grado di produrre metal di respiro internazionale, è però anche vero che la via italiana al metal fa capo invece a gruppi che magari non ci sono più, o che hanno sempre resistito, o hanno militato anche in condizioni avverse per fare la nostra storia, come Bulldozer, Schizo e Necrodeath

A cura del Dottore