"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

21 lug 2017

I 10 MIGLIORI ALBUM A.O.R. - ANTEPRIMA



Poche, pochissime sono le certezze nella vita.

Nella mia, tra queste, c’era quella che l’AOR fosse un sottogenere musicale. Mi ci ha introdotto, già dai primi anni novanta, un mio caro amico appassionato di quelle sonorità; grazie a lui ho cominciato l’ascolto dei principali gruppi di questa branca del rock. “Questo gruppo suona AOR - mi diceva – che sta per Adult Oriented Rock”. Una certezza…

Del resto leggendo le riviste specializzate con cui sono metallicamente cresciuto, non ho mai messo in dubbio questo assunto, visto che spesso capitava di leggere recensioni con dentro la locuzione “gruppo AOR”.

Ma se togliamo l’amore per la propria squadra calcistica del cuore, le certezze della vita sono fatte per essere spazzate via dai nuovi eventi che sperimentiamo quotidianamente. E così, dopo tanto tempo, cosa scopro? Che l’AOR non è uno stile musicale, un sottogenere rock. Ma…un format! “Radiofonico”, ma pur sempre un format! Che cazzo, ho pensato, non stiamo mica parlando di un reality show! O di un gioco a quiz della Endemol! Eppure…

Eppure è vero: prima che Adult Oriented Rock (che già di per sé non vuol dire una mazza) originariamente l’acronimo stava a indicare Album Oriented Rock. Che diamine vuol dire?? Un rock orientato ad un album??

Approfondendo il tema leggendo libri di settore, scopro che effettivamente, prima di artisti decisivi per la Storia della Musica quali Bob Dylan, Beatles e i Beach Boys di “Pet Sounds” (1966), i brani pop/rock erano mediamente di breve durata, finalizzati a essere venduti su un vinile a 45 giri (in compagnia di una sola canzone sull’altro lato del supporto), e concepiti per avere il maggior successo commerciale possibile attraverso le radio che li mandavano in onda a rotazione continua.

Gli artisti di cui sopra cambiarono il modo di intendere la canzone rock, ne aumentarono spesso la durata e la concepirono come una parte di un tutto, cioè l’album, l’LP, il Long Playing (in tal senso cambiava anche il supporto in vinile, dal 45 al 33 giri, appunto di più lunga durata). I brani musicali su LP quindi facevano parte di un insieme organico; non erano semplici “singoli” da dare in pasto ad ascoltatori superficiali e desiderosi della hit da ascoltare a ripetizione.

E fu questa la grande novità di queste nuove Album Oriented Radio (altro possibile acronimo di AOR): i conduttori radiofonici avevano la libertà di prendere in mano un disco appena rilasciato, scegliere che brano mandare in onda, e anche l’ordine di rotazione delle band (nelle radio “classiche” la rotazione era basata invece sul numero delle vendite).

Ed è così che nacquero i format di cui sopra all'interno di radio, soprattutto americane, che si riproponevano la diffusione di brani, specialmente rock, di lunghezza superiore anche ai 3 minuti e mezzo/4 minuti, che andassero a interessare non più soltanto giovani generazioni desiderose di musica “ribelle” e fuori dai canoni pop, ma anche persone anagraficamente più mature. Gruppi e album capaci di rivaleggiare con la musica più commerciale e mainstream prima, e di resistere alle “ondate” successive di punk e disco music poi. Diventando esse stesse mainstream. Segno che l’utilizzo di stazioni radio dedicate e il format album-oriented aveva fatto breccia nell’interesse della massa e quindi nel mercato discografico.

MA PERCHE’ UNA CLASSIFICA SULL’AOR?

La domanda potrebbe sorgere in molti di voi. Non saprei dare una risposta sicura.  Sarà che lo scorso mese ho compiuto 40 anni, sarà che non giro più da tempo con capelli lunghi, magliette degli Iron Maiden e jeans stretto alle caviglie. Sarà che, volenti o nolenti, siamo diventati “adult”…
O forse perché, dopo la splendida classifica sulle reunion del nostro Dottore, ci mancava una classifica in stile Metal Mirror.

Ma più probabilmente è per ragioni di completezza: nei nostri due anni e mezzo di vita abbiamo toccato gli argomenti e i generi più disparati, e abbiamo stilato le classifiche più bislacche. E se abbiamo affrontato in maniera così esaustiva addirittura il neo-folk, che di contatti col mondo metal ne ha davvero pochi e labili, perché non parlare anche di AOR? 
Del resto lo abbiamo anche scritto recentemente: il metallaro di oggi è onnivoro…

MA SOPRATTUTTO: COME SUONA UN GRUPPO AOR?

Ecco, qua la cosa si fa più complessa. Come scritto all’inizio del post, ero convinto che fosse un genere musicale. E invece abbiamo visto che non lo è. E allora come definire il recinto dei gruppi da trattare?

Diciamo che la gamma delle sonorità riscontrabili all’interno del mondo AOR è molto ampia. Nostro intento sarà quello di dare spazio ai grandi gruppi AOR che hanno appunto espresso ognuno un proprio modo di intendere il rock “adulto”. Ed è proprio su questo ambiguo aggettivo che possiamo trovare un minimo comun denominatore. E cioè quello di offrire sonorità sicuramente di stampo rock ma su melodie molto orecchiabili, easy-listening; canzoni potenzialmente commerciali, quindi, ma ricoperte da un vestito rock. Un vestito scintillante, basato su produzioni di qualità superiore alla media, con un uso frequente e portante delle tastiere, nonchè l’inserimento delle tanto amate/odiate power ballad.

Ma non vi preoccupate: i contatti con il nostro amato metallo anche nell’AOR ci sono. Eccome. Del resto parleremo di band degli anni ’70-’80, quando i primi dischi proto-metallici erano già stati pubblicati (e di cui MM ha già parlato qui e qui). E quindi le commistioni e le influenze hard rock/metal con il rock classico saranno una piacevole costante nella nostra classifica.

Metodologicamente, data la grande varietà di sonorità, abbiamo deciso di non fare una vera e propria classifica “ordinale e decrescente” ma di procedere in senso temporale
Inevitabilmente i gruppi decisivi saranno tutti anglosassoni, la maggior parte statunitensi con qualche eccezione, peraltro fondamentale, britannica. Non poteva essere diversamente dato il fatto che le stazioni radio dedicate nacquero proprio negli USA e che le band interessate appartenevano da un lato all’underground statunitense e dall’altro al filone prog e psychedelic inglese.  

E allora cominciamo: 10 album AOR (più uno) da tramandare ai posteri…

Partiamo dal 1976 con i…

1. BOSTON

A cura di Morningrise