"Parlare di Musica è come ballare di architettura" Frank Zappa

09 dic 2015

I DIECI GRUPPI PIÙ REPELLENTI DEL METAL: L'ORRORE DELLA MORTE SOCIALE - I DEATH (Parte II) - 3° POSIZIONE



L'orrore cosmico è un tema ricorrente nel metal. Si tratta di cercare l'orrido su un piano “ulteriore”, secondo l'idea che la natura del mondo e dell'uomo sia un caos precariamente ordinato, e che armonia, ordine e equilibrio siano eccezioni alla regola secondo la quale gira il cosmo. Alcuni autori trattano l'orrore cosmico in un senso sovrannaturale: ad esempio chi fa riferimento al pantheon lovecraftiano (Chthulhu, Dagon e altre facce da calamaro).  

Chuck Schuldiner, invece, esplora il disfacimento della realtà attraverso la presentazione di una galleria di tipi umani repellenti: i cervelli visti da dentro, gli scheletri mentali che sorreggono gli abomini del pensiero e del comportamento dell'essere umano medio. Questo è l'orrore cosmico dei Death, a cui essi approdano all'altezza del terzo album, "Spiritual Healing": quello stesso orrore cosmico che è definitivamente dichiarato a partire dalla copertina di “Human”. 

L'umano è la nuova frontiera del disumano.


Chuck in questa seconda fase esplora soprattutto gli snodi tra la vita e la morte e come l'uomo li sistema socialmente. Un “ponte” concettuale, e anche una chiave interpretativa, sono quelli offerti da “Together as One”, che descrive quei particolari casi di gemelli “attaccati”, o di “doppi” corporei (teste accessorie). La convidisione della vita da parte di queste creature ha qualcosa di spirituale, al punto che una famosa coppia di gemelle siamesi si rifiutò (non è chiaro “chi” - la coppia si rifiutò!) di farsi separare, anche se l'operazione sarebbe stata possibile e non rischiosa. Essere attaccati è qualcosa che va oltre l'avere due corpi e cervelli sostanzialmente indipendenti nelle funzioni fondamentali. 

Al contrario, c'è un caso di doppia testa in cui la persona aveva una faccia sviluppata tipo “giano bifronte”, come un bassorilievo sulla nuca e il cervello con parti in comune. La testa dominante riferiva un'attività mentale parassita, paragonabile all'avere il cervello sintonizzato su un canale che impone immagini, voci e pensieri. Nella fattispecie, la testa rudimentale si limitava a piagnucolare, gemere e a comunicare un'angoscia continua.
Quest'idea del corpo condiviso, o, in senso lato, della vita condivisa come "inferno" è di fatto la conclusione a cui si arriva mettendo insieme le altre suggestioni sulla vita e sulla morte. Procediamo.

Da una parte abbiamo una donna cocainomane che partorisce un feto mostruoso, il quale non conoscerà mai alcuna vita, ma incarnerà solo il caos convulso della tossicodipendenza (Living Mostrosity). Chuck si schiera a favore dell'aborto della madre: una posizione innovativa nella sterile diatriba tra abortisti e antiabortisti. Se gli antichi gettavano dalla rupe i neonati malformati, Chuck getta la madre colpevole di aver disprezzato fin da prima della nascita la sorte della sua stessa carne. E chi “piange da innocente” per aver disprezzato la carne della propria carne, deve “morire colpevole”.

La vita, per Chuck, è una continuità che non si esaurisce entro i confini della corporeità individuale, ma prosegue nella prole, nelle generazioni e anche in una sorta di “soffio” che si trasmette da materia a materia, che lo si chiami anima o bios.

Un altro snodo di questa teoria del paradosso di Chuck è l'eutanasia. Tema già affrontato in "Pull the Plug", lo rimena in "Suicide Machine". Con tutte le macchine che l'uomo costruisce, egli stesso non ne autorizza una che consenta alla persona di porre fine alla sua vita. In nome del dolore che “serve” a far sentire meglio gli altri, si nega l'autodeterminazione della morte. Di fronte alla sofferenza terminale e a una volontà che non può attuare se stessa, chi sta al tuo capezzale si aggrappa ad un Dio che non ammette il suicidio assistito e dimostra di voler spremere tutto il dolore dal tuo corpo, per consumarlo come un elisir di giovinezza. La repellenza del dolore senza speranza è mascherata dalla repellenza della morte in sé. Di fronte al culto della sofferenza terminale, innanzi alla masturbazione spirituale sul dolore incurabile (Madre Teresa docet), uno zombie ci fa quasi la figura di una creatura gentile.

Tornando al concetto di vita come continuità, Chuck propone la visione della vita nel tempo come una specie di organo infinito. Uccidere la vita non è solo l'omicidio del vivente, ma anche progettare la soppressione di un embrione. Ma spieghiamo meglio. L'orrore non è uccidere, ma semplicemente creare un sistema che decide quando è giusto farlo. La manipolazione della vita è mostruosa perché prevede una regola, un giudizio in nome di un criterio che vorrebbe essere “superiore”. E non è la stessa cosa dell'omicidio: uccidere è umano, decretare morte è mostruoso. Per questo sopprimere un nascituro è una mostruosità, perché è consapevole e non dettata da odio, ma da ragionamento. Detto con le parole dello stesso Chuck: “Aborto - quando è necessario; esecuzione - per chi la merita: dare e togliere la vita sarà sempre una manipolazione del futuro”.

Decisamente una posizione reazionaria, quella di Chuck, che è un po' il contrario di quando De Andrè, a propisito dell'aborto, faceva dire al ladrone Tito: “Feconda una donna ogni volta che l'ami e sarai uomo di fede, poi la voglia svanisce e il figlio rimane, e tanti ne uccide la fame; io forse ho confuso il piacere e l'amore, ma non ho creato dolore”. 

E' più mostruoso creare dolore o decidere di sopprimere un destino? Niente paura, non vi scervellate, sono mostruosità tutte e due. Anche perché lo stesso Chuck, in “Born Dead”, ci aveva detto che alcuni nascono solo per soffrire, senza aver conosciuto niente della vita se non i crampi della fame. E anche in “Living Mostrosity”, sebbene non lo dica apertamente, non è che profetizzi una vita dignitosa per l'ammasso di carne senza braccia, gambe e occhi partorito dalla donna drogata.

Per cui non se ne esce: si può scegliere di non toccare il destino, accettandone la mostruosità naturale, oppure si può sfuggire il dolore, o vendicare il dolore con la pena di morte, ma in questo modo si crea la legge della morte, la giustizia della morte, che è veramente repellente.

Una via d'uscita in realtà forse si intuisce: solo l'individuo ha titolo per alterare il futuro tramite se stesso. La madre che sceglie di abortire compie una scelta sulla sua linea di vita, così come chi sceglie di suicidarsi o di farsi praticare l'eutanasia compie una scelta su di sé. Neanche chi uccide è mostruoso moralmente, se autodetermina la propria scelta.

La mostruosità nasce con l'idea di regolamentare questi snodi tra vita e morte, cioè quando gli altri manipolano la vita degli altri, decidendo in maniera condivisa se e quando possono abortire, darsi la morte, o riceverla.

Se l'uomo in sé si salva, è la vita condivisa che è repellente, perché impone la manipolazione dell'altro. Introduce la falsità, la doppiezza, la strumentalizzazione. L'ipocrisia a cui porta la convivenza forzata. Si ritorna al paradosso dei gemelli siamesi: solo in quel caso uno decide dell'altro, perché la coppia decide della coppia, ma il resto sono persone che decidono di altre: questa è la triste e repellente verità dei rapporti sociali.


A cura del Dottore